Ob

L’ascesa del viaggiatore esperienziale e che cosa significa per il settore del turismo

Alessandro Petazzi, Co-Founder & CEO, Musement | 5 maggio 2016

La vita moderna è globalizzata e significativamente “omogeneizzata” a causa della diffusa adozione di nuove tecnologie, che hanno provocato cambiamenti nelle aspettative e nei desideri dei viaggiatori. Attraverso smartphone, tablet e computer, i viaggiatori sono connessi tra di loro più che mai e tuttavia, paradossalmente, la vita moderna li rende sempre più isolati e lontani da quel tipo di esperienze che regalano grandi ricompense emotive. Nasce quindi l’esigenza di andare a cercare queste esperienze al di fuori della quotidianità: da qui l’ascesa del viaggiatore esperienziale. Infatti, gli itinerari “one-size-fits-all” e i tour di gruppo “preconfezionati” hanno perso il loro fascino: il viaggiatore esperienziale è esigente e anela ad attività autentiche, coinvolgenti, che lascino un segno positivo nella sua vita, attività che incontrino le sue passioni individuali, siano esse culinarie, enogastronomiche, sportive, storiche, artistiche, avventurose o naturalistiche.

I Millennials in particolare rappresentano una nuova categoria di viaggiatori. Guidati dal motto “YOLO” (“you only live once” – si vive una volta sola), preferiscono sempre più spesso vivere nuove esperienze al comprare oggetti materiali, l’”essere” all’”avere”. Può sembrare un paradosso, ma questa tendenza si è sviluppata grazie alla pervasività della tecnologia. Lo vediamo, ad esempio, nella diffusione di Uber, che favorisce un utilizzo condiviso dell’automobile e quindi un minore interesse verso l’acquisto e il possesso di una macchina, o nel successo di Airbnb, che permette a milioni di utenti di affittare il proprio appartamento senza aver paura che venga distrutto – un concetto che probabilmente le generazioni precedenti avrebbero trovato inconcepibile.

L’ascesa del viaggiatore esperienziale comporta forti implicazioni per il settore turistico, in quanto l’idea stessa di viaggio non sarà più la stessa: il mercato dovrà abbracciare l’innovazione tecnologica e le esigenze degli utenti e adattarsi di conseguenza. Innovatori come booking.com e expedia.com hanno già colto l’opportunità e fornito ai viaggiatori moltissime opzioni in termini di alberghi e prenotazione dei voli, tuttavia quel che manca è un’offerta strutturata in termini di esperienze. Infatti, sul web proliferano gli operatori indipendenti che promuovono esperienze di ogni tipo, e il risultato è un’offerta caotica in cui il viaggiatore rischia di perdersi. Chi scegliere, a chi affidarsi – in particolare in mancanza di grandi marchi?

Questo gap rappresenta una grande opportunità per chi volesse guidare i viaggiatori attraverso questo labirinto di esperienze. Ma come fare? Al fine di comporre un’offerta mirata è fondamentale capire come i viaggiatori prendono le loro decisioni. Per alcuni, le esperienze possono essere il cuore di un viaggio: ad esempio, c’è chi va a Londra solo per vedere il torneo di tennis di Wimbledon o chi si reca a Baracuda Point in Malesia perché appassionato di immersioni. In altri casi, la città stessa è il motore principale del viaggio – si sceglie come meta Firenze perché la si vuole visitare ed esplorare. A questo punto resta da decidere cosa andare a vedere – la Galleria degli Uffizi o il Ponte Vecchio? Ovviamente, quando si decide di partire, i voli e gli alberghi sono importanti ma non sono un fattore scatenante, perché promettono meno soddisfazione emotiva: chi trascorre i giorni che lo separano da una ben meritata vacanza sognando… il volo in aereo?

È quindi di vitale importanza non gettare questi vari driver e le attività ad essi collegate tutte insieme sotto l’etichetta generica di “escursioni e attività”, ma separarli e trattare ogni segmento in modo diverso, al fine di presentare all’utente un insieme di esperienze più strutturato. Inoltre, attraverso l’individuazione di più segmenti, può essere acquisita una più completa comprensione delle dinamiche di acquisto per le singole categorie di viaggio – cosa che permetterebbe alle aziende di indirizzare i clienti in modo più accurato e aumentare le vendite.

Ma non è tutto: questi suggerimenti mirati dovrebbero essere accompagnati da descrizioni che infondano fiducia ed essere accessibili tramite dispositivi mobili in modo semplice. La tecnologia disponibile attualmente consente alle aziende di intraprendere tale strada con molta più facilità e precisione, offrendo una serie di attività basate sulla profilazione. In particolare, le modalità di profilazione a cui ci riferiamo sono due: un’auto-profilazione eseguita direttamente dal cliente, ad esempio, “Sono un appassionato d’arte!” – già pratica abituale degli agenti di viaggio tradizionali; ma soprattutto una profilazione implicita, vale dire ad esempio che se hai delle abitudini di navigazione simili a chi ha acquistato un weekend romantico, e stai organizzando un fine settimana fuori porta, posso provare a consigliarti qualcosa di romantico.

Nel complesso, oggi le agenzie di viaggio hanno a disposizione molti strumenti: possono sfruttare le più recenti tecnologie, aggregare le attività in modo efficiente e sfruttare le tecniche di profilazione. Così facendo, hanno la possibilità di arrivare in maniera molto più precisa ad una fetta di mercato molto consistente: basti pensare che secondo l’ultimo report del World Travel & Tourism Council, il 2015 è stato il sesto anno consecutivo di crescita del settore, che a livello globale ha generato un valore di 7.2 trilioni di dollari, ovvero + 3.1% rispetto all’anno precedente. E’ una grande torta, e chi è accorto saprà guadagnarsene una fetta.