W

Venture capital: le novità normative che potranno fare da volano al settore nel 2018

Redazione di NewsFromThePlatform | 31 gennaio 2018

Nella legge di Bilancio, una detrazione più generosa al 30%. Ma la vera opportunità è nella riforma Ue degli EuVeca, in vigore da marzo

La grande novità tanto attesa dal mondo del Venture capital italiano? Alla fine non se ne è neppure discusso. Era il giorno dell’Immacolata quando si avanzò l’ipotesi che nella Legge di Bilancio 2018 potesse trovare spazio la proposta che il 3% dei PIR finisse nelle casse dei venture capital. Parliamo di un afflusso di 300 milioni di euro, che sono senza dubbio rilevanti per un mercato che a fine 2016 valeva poco più della metà. Nel 2016 gli investimenti di venture capital in seed e startup italiane hanno finanziato 92 società, per un valore pari a 181,4 milioni di euro: questo il dato che emerge dal Rapporto Venture Capital Monitor, presentato lo scorso luglio dalla LIUC-Università Cattaneo, Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt (Aifi) ed Eos Investment Management.

Eppure Carlo Calenda, ministro allo Sviluppo Economico e fautore di Industria e Impresa 4.0, nel fare il suo primo bilancio del piano industriale di tutti i risultati perseguiti, l’unico che ha definito negativo è proprio quello sul venture capital. “Dove non andiamo bene? Non stiamo andando bene in tutto quello che forse impropriamente definisco il venture capital. La crescita è bassa, del 2% – aveva detto nel corso della presentazione del nuovo piano 2018 – Cassa depositi e prestiti ha cominciato a mettere a regime una serie di strumenti che porteremo anche in Finanziaria, usando fondi Mise che non saranno più incentivi a bando, che come sapete abbiamo chiuso, per cercare di convertirli qui. Ma noi abbiamo una distanza siderale con il resto d’Europa. E la crescita non è soddisfacente.”

È lo stesso Mise ad affermare nella Relazione Annuale 2017 sulla strategia nazionale a favore di startup e PMI innovative che, pur aumentando gli investimenti in equity di startup innovative, con un +64% fra 2014 e 2015, “il principale problema del sistema italiano dell’innovazione sia rappresentato dal venture capital, che registra trend di crescita ma è ancora poco sviluppato.” Secondo il Rapporto, le circa 8mila startup e le 700 PMI innovative monitorate valgono 2 miliardi di euro in termini di fatturato, danno lavoro a circa 50mila persone, e hanno un tasso di sopravvivenza rispetto al 2011 del 90%.

Dunque, cosa è stato fatto per favorire lo sviluppo del capitale di rischio? Nella legge di bilancio 2018, l’unica norma a vantaggio del nostro settore è una detrazione fiscale più generosa, al 30% dal 19%. Per gli investitori, l’ammontare dell’investimento detraibile raddoppia da 500mila a un milione di euro, con il beneficio fiscale che potrebbe passare da 95mila a 300mila euro l’anno, a patto di tenere l’investimento per almeno 3 anni. L’incentivo inoltre viene reso strutturale e non deve essere rinnovato anno per anno. L’intero pacchetto, secondo le stime del Mise, dovrebbe stimolare tra il 2017 e il 2020 investimenti privati per 2,6 miliardi di euro, compresi gli impegni già assicurati dalla Cassa depositi e prestiti. Soldi di cui l’ecosistema innovativo italiano ha estremo bisogno per crescere. L’obiettivo è portare gli investimenti “early stage” a quota un miliardo di euro entro il 2020.

Ma le novità più rilevanti potrebbero arrivare dalla Riforma dei Venture Capital approvata dalla Commissione Europea e pubblicata in Gazzetta UE 11 novembre 2017. La riforma prevede per gli European Venture Capital (EuVeca) procedure semplificate e un ampliamento del mercato a partire dal primo marzo 2018, modificando le precedenti previsioni del Regolamento 345/2013. Il nuovo regolamento apre il mercato agli investimenti con capitale di rischio nelle piccole e medie imprese quotate su un mercato dedicato regolamentato e ai fondi che hanno in gestione oltre 500 milioni di euro.

La semplificazione riguarda alcuni punti, ovvero: lo snellimento di una procedura di registrazione per utilizzare il passaporto EuVeca (European Venture Capital) da presentare all’autorità competente del proprio Paese; l’istituzione di regole comuni per i requisiti e gli eventuali ricorsi contro il rifiuto alla registrazione; e di una banca dati centrale accessibile via Internet con l’elenco di tutti i gestori di Fondi per il VC qualificati che utilizzano la denominazione “EuVECA”, nonché dei Paesi in cui tali fondi sono commercializzati.