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Tutti i fondi pensione che investono in PE e VC

Redazione di NewsFromThePlatform | 14 marzo 2018

Bayerische Versorgungskammer, Erafp, Railways Pension Scheme, CalPERS e CalSTRS. Dai 200 milioni stanziati dal fondo francese, ai 500 di quello tedesco, fino alle cifre miliardarie del mondo anglosassone

Nel 2014 il più grande fondo pensione tedesco, Bayerische Versorgungskammer, ha selezionato Pantheon per la gestione di un conto speciale di private equity del valore di oltre 504 milioni di euro.  Il francese Erafp che fornisce la pensione integrativa ai dipendenti pubblici di Parigi e dintorni, con asset in gestione di 26 miliardi, un anno fa ha dato mandato per la gestione di 200 milioni in fondi di private equity. Piccoli passi che mostrano un cambiamento.

Secondo l’ultimo report Pensione Markets in Focus redatto dall’Ocse (Table 2, qui), la percentuale di investimenti diretti in fondi private equity nell’asset allocation è ancora molto bassa: vale l’1% per la Germania, come per la Spagna, il 2% per la Svizzera. In Europa, se si guarda alla categoria degli altri investimenti (in cui sono compresi real estate, infrastrutture e appunto PE e VC), in cima alla classifica dei Paesi con i fondi pensioni più alternativi, troviamo la Scandinavia: Danimarca (36%), Finlandia (17%). Il Regno Unito è ovviamente tra gli innovatori (22%), ma anche Paesi tradizionali come il Giappone investono in asset alternativi in maniera massiccia (51%). L’Italia ha un misero 4% in asset alternativi.

Ma il trend esiste ed è in crescita. Lo rileva il Global Pension Funds di PwC: globalmente tutti i fondi pensione stanno aumentando progressivamente l’esposizione a questi asset alternativi. In particolare, nel Nord Europa la preferenza va agli investimenti diretti in real estate nel mercato locale, un altro focus è il finanziamento delle imprese. L’esposizione agli investimenti alternativi varia dal 3% del norvegese Government Pension Fund Global al 32% del finlandese Varma Mutual Pension Insurance Company. In Regno Unito il Railways Pension Scheme, il fondo dei ferrovieri, ha investito in alternative il 23,5% dei suoi asset totali di 5,6 miliardi. Il Private equity vale 2,3 miliardi di sterline.

E gli Usa? Il maggior fondo pensione yankee, il Federal Retirement Thrift, con un AUM di 458 miliardi di dollari, non ha alcuna esposizione agli investimenti alternativi. Una rarità, visto che gli altri sei più importanti fondi pensione del Paese, incluso il California Public Employees Retirement System (CalPERS) e il California State Teachers’ Retirement System (CalSTRS) – con AUM combinato di 716 miliardi, hanno allocato il 29% dei propri portafogli in real estate e private equity. Le strategie Usa sul PE sono molto precise: il fondo del pubblico impiego detiene la maggior parte delle sue posizioni in buyouts (60%), il VC rappresenta solo un 1%. Il fondo degli insegnanti invece ha una fetta di 19,3 miliardi di dollari o 10,1% in PE.

Se il mondo anglosassone da ambo i lati dell’Atlantico tira la volata, è evidente che invece, nel Vecchio Continente il movimento degli istituzionali verso il PE è appena iniziato: incoraggiarlo è un’azione necessaria che porterebbe beneficio per entrambe le parti della relazione, ovvero il PE e VC da un lato e i fondi pensione dall’altro. Le ragioni le spiega Invest Europe, l’associazione che rappresenta Pe e VC europei, secondo cui i fondi pensione sono la maggior fonte per la raccolta di fondi di PE e VC, avendo contribuito a raccogliere un terzo dei capitali totali destinati in Europa a questi settori negli ultimi tre anni. D’altro lato i Fondi pensione con il VC condividono l’orizzonte temporale di lungo termine e dal VC possono trarre rendimenti certamente superiori in questo orizzonte rispetto a quello che deriva da un investimento azionario o obbligazionario classico. Un matrimonio che s’ha da fare, senza alcun dubbio.