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L’orizzonte del venture capital italiano: appunti dal Made in Italy 2020

Giuseppe Donvito, Partner P101 | 13 aprile 2017

Esplorare le opportunità e le sfide del venture capital italiano in Europa, valorizzare e promuovere l’eccellenza digitale del nostro paese nel mondo: questi gli obiettivi della seconda edizione del Made in Italy 2020, l’evento tenutosi nel palazzo del parlamento inglese a Westminster e promosso da iStarter, acceleratore Italiano a Londra. L’incontro, che verrà replicato ad ottobre a Pechino e a gennaio a New York, ha visto la partecipazione di P101 Ventures insieme ad alcuni tra i più grossi fondi di investimento inglesi ed europei ed  ha accolto oltre 200 ospiti tra VC internazionali, italiani, fondi di fondi, start-up.

In occasione del convegno, sono state presentate le 10 startup selezionate da iStarter con l’aiuto dei principali attori del venture capital tricolore: tra loro anche le partecipate di P101 BeMeEye e Velasca. Le società, tutte fondate da imprenditori Italiani, si sono distinte per innovatività del progetto e appetibilità per il mercato britannico ed internazionale in genere.

Giuseppe Donvito, Partner di P101 Ventures, ha preso la parola sul palco insieme all’angel investor U-Start e al growth equity General Atlantic. Si è parlato dello sviluppo costante dell’ecosistema italiano delle start-up, dei fattori macroeconomici contingenti che ne segnano la ripresa, del numero crescente di fondi stranieri che sempre più sono interessati ad investire in Italia, del ruolo del nostro paese nel panorama del venture capital internazionale ed in particolar modo europeo.

Cosa serve, quindi, al VC italiano per fare quel salto di qualità che possa portarlo alla pari delle eccellenze del resto d’Europa? Quello che manca al nostro ecosistema è uno sviluppo coerente e coeso di tutta la “filiera”, sin dal momento del supporto di family&friends e degli investimenti seed fino al late stage – che poi è proprio quella fase finale che il sistema italiano delle start-up necessita per potersi dire completo. Quel che serve è anche rafforzare, implementare e in qualche modo “educare” le aziende verso quella tappa fondamentale che sono le exit, che rappresentano un’occasione di sviluppo sia per le stesse corporate italiane e straniere – che acquisendo le start-up innovative si terrebbero al passo con la digital disruption –  sia per l’intero sistema del venture capital, che ne trarrebbe beneficio in termini di liquidità. Infine, è indispensabile che il sistema italiano maturi sul fronte della crescita delle start-up, ma anche su quello dell’incremento dei capitali di rischio a disposizione dei fondi.