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P101 Ventures al Tech Tour: Giuseppe Donvito ci racconta che “l’Italia è attrattiva per il venture capital. Ma servono più capitali”

Redazione di NewsFromThePlatform | 19 settembre 2017

Aumentare la dotazione dei fondi di venture capital e favorire l’incontro tra i datori di capitali e gli innovatori, che vogliono tramutare le loro idee out of the box in impresa. Sono i due pilastri su cui dovrà basarsi la crescita del venture capital italiano. Se ne è parlato nel corso dell’Italian Tech Tour, che si è svolto a Roma l’11 e il 12 settembre. Per P101 ha partecipato Giuseppe Donvito come Selection Committee Member, il comitato che si è occupato della selezione delle 26 imprese che si sono presentate a una platea di più di 80 soggetti tra venture capitalists, rappresentanti di corporate internazionali e altri investitori.

Il Tech Tour è una piattaforma di incontro e confronto che ha un track record in Italia di 15 anni – la prima edizione risale al 2003: un periodo storico in cui si è osservato un profondo cambiamento nell’ecosistema italiano, che si è evoluto tanto da attrarre investitori stranieri in maniera più consistente e da diventare un traino per lo sviluppo del Paese. Ma la strada per arrivare all’optimum necessita di ulteriori steps.

L’ecosistema italiano delle nuove imprese tecnologiche – spiega Donvito – è caratterizzato da un’elevata attrattività per chi di mestiere fa il venture capitalist. Attrattività che deriva da alcune specificità italiane: la qualità delle stesse aziende, il tasso di crescita che stanno sperimentando in questo momento storico e il favorevole rapporto rischio-rendimento. Insomma, le eccellenze sono presenti e sono numerose e rispetto ad altre realtà come la Francia, la Germania e il Regno Unito, mercati decisamente più maturi, e si tratta di aziende ancora a sconto dal punto di vista delle valutazioni. Un vero e proprio Eldorado per chi investe nella crescita.”

Insomma, il nostro Paese possiede un humus fertile, quello che manca, come noto, sono proprio i finanziamenti. Il venture capital è fortemente sottosviluppato: basta uno sguardo ai dati per rendersene conto. Secondo Aifi, l’early stage vale appena 104 milioni, che sono stati distribuiti nel corso dell’anno 2016 su 128 operazioni. Contro gli 1,8 miliardi della Francia, i 2,6 miliardi della Germania e i 4,3 miliardi del Regno Unito. Per non dire dei 7 miliardi che produce New York e dei 27 di San Francisco. Mondi evidentemente lontani anni luce.

C’è una necessità fortissima di aumentare gli investimenti in Italia: nei fondi di venture capital deve fluire sia denaro pubblico, come d’altronde nel corso dell’evento ha detto lo stesso Fabio Gallia, amministratore delegato della CDP; sia quello delle corporate che hanno la possibilità, puntando sulle startup, di accelerare l’innovazione interna in maniera open e alla fine del percorso di acquistare le stesse aziende che sono nel portafoglio dei fondi. Un processo che chiuderebbe il cerchio del venture capital con l’exit, come avviene in maniera consolidata in nord Europa.”

I Tech Tour, 25 eventi annuali itineranti in Europa, centrano l’obiettivo di dare vita a un ambiente trasparente in cui gli esperti possano condividere le best practices e trasferire conoscenza in rete per identificare e sostenere le migliori tecnologie emergenti nel Continente. La comunità ha iniziato a operare nel 1998 con due società distinte – Europe Unlimited, fondata da William Stevens a Bruxelles e Tech Tour, la creatura ginevrina del venture capitalist Sven Lingjaerde. Negli anni i più attivi imprenditori e investitori europei sono entrati in connessione attraverso questa piattaforma costruendo partnership smart e riuscendo a completare il percorso dall’idea all’impresa. Nel 2013 le due società hanno unito le forze diventando una delle maggiori comunità europee del settore: oltre 2mila società e 750 investitori prendono parte ogni anno ai Tech Tour.