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Sud Europa: sempre più un centro nevralgico dell’innovazione

Redazione di NewsFromThePlatform | 7 novembre 2019

L’innovazione? Viaggia sempre più verso Sud. A inizio ottobre il South Summit di Madrid e a inizio novembre il Web Summit a Lisbona, due delle più importanti conferenze d’Europa giunte rispettivamente all’ottava e alla nona edizione, sono i primi indizi del consolidamento di questo trend.

Il South Summit, fondato nel 2012 da Spain Startup insieme alla IE Business School – che intravidero negli imprenditori la linfa per risollevare l’economia proprio mentre la crisi dei debiti sovrani colpiva duro nei Pigs (Portogallo, Grecia e Spagna) – è oggi una piattaforma globale che funziona da anello di congiunzione tra investitori, startup e corporate. Il Web Summit nasce invece a Dublino ma si sposta per la prima volta nel 2016 in Portogallo: nell’edizione 2019 si contano 70 mila partecipanti, 15 mila società e 1200 speaker provenienti da più di 160 paesi, 11 mila CEO, 21 conferenze, un indotto previsto di circa 250 milioni di euro. In parole povere, l’evento tecnologico più importante in Europa, in cui startup, investitori, e leader internazionali si incontrano per confrontarsi e costruire relazioni.

Nella Top 15 dei maggiori hub di startup in Europa, Barcellona e Madrid compaiono rispettivamente al quinto e al sesto posto. La classifica si basa sul numero di startup registrate nelle singole città secondo i dati di CrunchBase e AngelList.

Un report del 2018 della Commissione Europea segnala come Lisbona sia salita al quinto posto dell’Indice Startup City che classifica le migliori città dove iniziare un’attività imprenditoriale; mentre l’ecosistema portoghese cresce a un ritmo doppio rispetto alla media europea (secondo lo Startup Europe Partnership report).

A favorire questa scalata, secondo la Commissione Europea, fattori come un’elevata qualità del lavoro a fronte di costi contenuti, soprattutto nel settore ICT, (uno sviluppatore junior tedesco costa 2,5 volte uno portoghese, uno britannico il triplo e uno svizzero il quadruplo) ma anche un mercato immobiliare che nonostante la crescita recente si mantiene su livelli di prezzo competitivi: un ufficio a Berlino costerebbe il 150% in più, a Londra sei volte di più. Una serie di misure agevolative per le startup – dalla fiscalità a procedure snelle per società straniere che vogliono stabilire la propria sede a Lisbona e dintorni – fanno il resto.

Un’ulteriore conferma: i numeri del fundraising

Ne avevamo già parlato e la tendenza ci è chiara da alcuni anni ma oggi vediamo i primi segnali di consolidamento. A partire dai numeri del fundraising: secondo Invest Europe, l’Europa meridionale ha raccolto a fine 2018 5,6 miliardi di euro, in lieve crescita sul 2017 (5,4 miliardi) ma una cifra nettamente superiore ai 4,5 miliardi del 2016 e ai 3,7 miliardi del 2015.

Vale la pena sottolineare che nel 2018 gli investimenti del VC si siano diretti per una fetta del 12% nel Mediterraneo, contro l’8% ottenuto dai Paesi Nordici e il 13% dell’area Dach (Germania, Austria e Svizzera). Ancora, l’ammontare degli investimenti in startup è stato di mezzo miliardo per 407 startup, contro i 400 milioni dei Nordics (in 261 aziende). Un dato che salta agli occhi è quello relativo agli investimenti per la crescita che ammontano a 1,9 miliardi per il Mediterraneo, un valore identico a quello dell’area Dach e non così lontano dai 3 miliardi di Regno Unito e Irlanda (Francia e Benelux svettano a 4,1 miliardi, mentre i Nordics hanno raccolto appena 400 milioni). Da rilevare inoltre che, a parità di valore, il Mediterraneo abbia finanziato per la crescita 159 aziende contro le 421 dell’area Dach e le oltre mille francesi. In media, le nostre scale up iniziato a essere di una size più simile a quella dell’Uk, che i suoi 3 miliardi li ha distribuiti a 372 aziende.

Se si incrociano questi dati con quelli relativi al peso del VC sul PIL nazionale (che per Spagna e Italia è nell’ordine dello 0,00%) si capisce quanto potenziale inespresso sia ancora presente nell’area.

Milano, la capitale del Venture Capital italiano

Anche l’Italia, Milano in particolare, può fare da capofila in questa evoluzione. Anche perché, finalmente, l’ecosistema cresce, con 592 milioni investiti in startup italiane o startup fondate da imprenditori italiani nei primi 9 mesi del 2019. Lo rileva StartupItalia! nel suo osservatorio periodico. Un valore che ci parla di un potenziale raddoppio rispetto ai 480 milioni di euro censiti nel nostro terzo Report annuale sull’andamento del venture capital in Italia (realizzato in collaborazione con BeBeez) a tutto il 2018.

Ma non è solo questione di size, per quanto importante: a inizio 2018 un accordo tra Fondazione Politecnico e Tsinghua University di Pechino ha portato a Milano l’hub europeo dell’innovazione cinese. E ha già due anni il Milan Fintech District, la prima area urbana progettata per attrarre le startup, gli imprenditori e le aziende che offrono servizi finanziari innovativi basati sulle nuove tecnologie.

Insomma, siamo davvero pronti a metterci in testa all’avanzata del Sud Europa.