Quando l’online incontra l’offline: strategie diverse, obiettivi condivisi

Redazione di NewsFromThePlatform | 11 novembre 2015

Da sempre siamo stati tra i primi a farci portatori del messaggio che digitale, nuove tecnologie, nuove idee e nuove imprese rappresentino linfa essenziale per il tessuto economico del paese: quella in grado di innovare imprenditoria anche eccellente ma talvolta troppo concentrata su se stessa. Sono stati, infatti, per lo più under 30 di tutto il mondo ad avere rivoluzionato – anche grazie alla loro freschezza di visione – la comunicazione con i social network, la mobilità con il car pooling, la ricettività con le piattaforme di home hospitality, etc. etc.

“Fare” Venture Capital vuol dire conoscere, selezionare, appoggiare e consigliare nel loro percorso di crescita le migliori nuove iniziative, ma significa anche avere la lucidità per cogliere le fisiologiche “falle” che una giovane impresa, fatta da giovani imprenditori, porta con sé insieme al suo prezioso bagaglio di entusiasmo e inedito sguardo sul business.

Perché i giovani, dalla visione brillante e capacità d’impresa promettente, difficilmente potranno disporre degli anni di esperienza e conoscenza e degli “usi e costumi” che l’offline e il “fare azienda” hanno costruito nel tempo attraverso il continuo rapporto non solo con il consumatore, ma anche con il resto del mercato. Rischiano così di “reinventare la ruota” nell’impostazione di alcuni processi, o di commettere ingenuità nell’approccio al mercato.

Gli ambiti di inesperienza più diffusi secondo il nostro “trafficato” punto di osservazione? Concentrarsi sull’idea dimenticandosi di contestualizzarla alla realizzazione dell’azienda che la dovrà contenere. E dimenticandosi spesso del ciclo di vita e delle diverse esigenze che ad ogni ciclo vanno soddisfatte. L’azienda è come un atleta che si allena per vincere nella sua disciplina: non lo farà solo perfezionando un gesto tecnico specifico, ma anche praticando altri sport, seguendo una dieta e guardando gli altri campioni del presente ma anche del passato.
Ecco, spesso nelle nuove aziende c’è una sana ossessione sul proprio prodotto, ma poi ci si dimentica che il prodotto va venduto, l’azienda deve far crescere le proprie persone e formarle e incentivarle, rendicontare i propri risultati per avere accesso ad altri investimenti, sapendone raccontare le principali dinamiche: queste attività esistono nelle aziende da sempre e anche a queste, come ad altri atleti, bisogna guardare e da esse imparare.

Cogliere il meglio di quanto ogni giorno di nuovo nasce e investire non solo denari ma anche tempo, formazione e coaching in queste nuove imprese – con l’obiettivo di farle diventare le grandi aziende di domani – è quello che fa di un Venture Capital un portatore di innovazione e disruption “integrata e in dialogo”. In dialogo con un mercato formatosi in molti anni e, come quello italiano, ricco di caratterizzazioni, tradizioni ed eccellenze.

Insomma, per la giovane impresa che si rivolge ad un nuovo mercato alle prese con la trasformazione dei modelli e i bisogni di fruizione dei consumatori, è utile guardare indietro con sguardo attento, “opportunistico” e umile: il momento e il futuro sono del digitale ma l’umanità è ancora in buona parte analogica.