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P101 debutta nel PropTech investendo 2 milioni nella startup Projects Co-Living

Redazione di NewsFromThePlatform | 24 dicembre 2018

Il settore ha raccolto 6 miliardi di dollari dal VC e punta a quota 20 miliardi nel 2020, secondo Kpmg

P101 debutta nel PropTech. Lo fa attraverso il fondo Programma 102, lanciato a maggio con un obiettivo di raccolta di 120 milioni di euro, di cui 75 sottoscritti. Il fondo ha investito oltre due milioni in Project Co-living, startup di housing as a service.

Più in dettaglio, Projects Co-Living è una società fondata nel 2017 in Germania da due italiani per riscrivere le regole dell’housing secondo tre direttrici: bellezza, semplicità e community. I due italiani sono Luca Bovone, uno dei primi manager di Dropbox in Europa e Giorgio Ciancaleoni, ex country manager per l’Italia di Homebell. A Berlino hanno iniziato da un solo alloggio per arrivare a gestire oggi un network di co-living che mirano a espandere oltre la Germania e in particolare nei mercati italiano, francese e spagnolo. Il core business della startup è una piattaforma che fornisce soluzioni abitative per giovani professionisti e che rende più efficiente e flessibile il processo di scelta e fruizione delle stesse. Tutte le soluzioni sono di design e dotate di servizi e optional pensati in ottica di community: ovvero con l’obiettivo di rendere la permanenza piacevole a persone con interessi ed esigenze simili.

Se per Projects Co-living, che è già un leader europeo nel suo settore, questo apporto di capitale rappresenta un driver di crescita futura, per P101 è l’apertura di una nuova frontiera in uno dei comparti di innovazione più promettenti per il prossimo futuro.

Il volume di denaro investito dal venture capital nel PropTech è aumentato di circa 7 volte dal 2013 al 2017:  negli ultimi quattro anni oltre sono stati raccolti oltre 6 miliardi di dollari da oltre 800 PropTech & Real Estate startups, principalmente in Gran Bretagna e Stati Uniti. Secondo uno studio di Kpmg, il PropTech potrebbe attirare 20 miliardi di dollari entro il 2020 a livello globale. E anche se in Italia l’impatto delle nuove tecnologie sul real estate è in fase appena embrionale (35 le società recensite dal PropTech Monitor del Politecnico di Milano, di cui 11 fondate dal 2016), le potenzialità sono enormi anche nel nostro Paese: sia perché il mercato sottostante dell’immobiliare ha dimensioni monstre, sia per le dinamiche di disruption lungo l’intera catena del valore anche di settori adiacenti, come il finanziario e l’assicurativo.

AirBnB, Nest, WeWork, Zoopla: questi nomi noti sono quelli dei pionieri del PropTech, ognuno in un comparto diverso, dagli affitti on line a breve termine della propria proprietà privata, alla casa connessa, al coworking in spazi che vengono gestiti e noleggiati, fino ai database per vendere o affittare a lungo termine. Insomma, parliamo di qualcosa che fa già parte in maniera pervasiva della quotidianità ma che si dipana in mille rivoli.

Dalla gestione di edifici commerciali, alle ricerche a lungo e breve termine di vendita o affitto, alle assicurazioni residenziali, al crowdfunding immobiliare. Fino ai marketplace di vendita o affitto, alla gestione di case terze, sorta intorno agli affitti brevi. E poi ci sono le piattaforme attive nello smart real estate, ovvero facility management, home service, IoT home e construction management.

A ricevere i maggiori fondi di VC nel mercato mondiale sono stati finora i motori di ricerca commerciale e quelli di ricerca a breve e a lungo termine. Ma il panorama è destinato a diventare maggiormente complesso. Ci sono alcune tendenze, già inarrestabili, che cambieranno ancora il mondo dell’immobiliare. Nei prossimi 5 anni ad avere il maggior impatto sul real estate saranno Big data, analytics e IoT: il PropTech contribuirà, attraverso queste tecnologie, all’implementazione e al miglioramento delle smart city, che si basano su edifici intelligenti, connessi e con costi di gestione ottimizzati. Al di là della tecnologia, assisteremo a una sempre maggiore osmosi tra operatori tradizionali, FinTech e PropTech. Si tratta in tutti i casi di partnership win-win: perché da un lato le società tradizionali hanno la possibilità, usando i tool basati su algoritmi intelligenti creati dalle start-up, di procedere a ricerche personalizzate e precise, con enormi risparmi di tempo e denaro. Dal canto loro, le start-up potranno attingere all’esperienza e ai database di un comparto consolidato.