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Octorate: il software as a service per la gestione alberghiera, sul tetto del mondo (anche) grazie al VC

Redazione di NewsFromThePlatform | 24 gennaio 2019

Dalle notti passate a scrivere righe di codice in un sottoscala, all’ingresso in un uno dei maggiori player Ict italiani: ecco la storia sorprendente di Fabrizio Scuppa

Un sottoscala in una casa di periferia e uno smanettone dotato di visione. Se suona familiare è perché le analogie con gli inizi di startup americana di successo sono notevoli, ma questo è l’incipit di un’altra storia, che si svolge a Roma e che ha come protagonista Fabrizio Scuppa, fondatore di Octorate.

Assurta agli onori delle cronache recenti per l’exit di P101, a cui è subentrata Dylog Italia SpA (tra i principali player ICT del mercato nazionale con circa 60mila clienti in Italia e all’estero e il controllo anche della Buffetti) Octorate offre un servizio cloud All-in-one per gestire le prenotazioni, la fatturazione e le attività quotidiane di alberghi e strutture turistiche. Per dirla usando meno tecnicismi, si tratta di una piattaforma che consente ad albergatori e proprietari completa autonomia nella gestione efficiente e a costi contenuti delle prenotazioni dei propri posti letto: chi la usa inserisce prezzi e disponibilità delle stanze e queste informazioni vengono trasferite ai vari portali di prenotazione online – Booking, Venere, Agoda, Expedia, solo per citarne alcuni. Tutto attraverso un’interfaccia semplicissima e al costo di 36 euro al mese: non è un caso che a usarla siano strutture di oltre 50 Paesi in tutto il mondo e che il fatturato della piccola società romana abbia raggiunto in soli quattro anni un milione di euro, partendo pressoché dal nulla, grazie a un’idea e al suo ottimo sviluppo.

Una storia che insegna anche quanto possa essere utile l’accelerazione impressa dal VC per il successo di un’impresa. E che manda segnali di speranza per la nostra economia moribonda. Una storia che racconta lo stesso Scuppa: “Ho iniziato a lavorare nel settore dell’hospitality nel 1997 dando vita a un portale di prenotazione online per le strutture ricettive romane: si chiamava FreeReservation ed è stato presto fagocitato dalle varie Booking, Expedia, Airbnb che nel frattempo vedevano la luce.” Un fallimento che per Scuppa, che prima aveva fatto il direttore artistico di una sala di musica, è solo una tappa del percorso.

Lo sviluppo di FreeReservation è avvenuto insieme a un socio e con l’aiuto di uno sviluppatore: ma mi sono reso conto che non volevo dipendere da un’altra persona per fare migliorie al sito, così ho imparato io stesso le tecniche per programmare.” Nei quattro anni successivi Scuppa studia avidamente i codici e lavora, stavolta in solitaria, alla realizzazione di Bbliverate, di fatto la prima versione di Octorate: “il nuovo portale nasceva con l’idea di fornire prezzi e disponibilità delle strutture a tutti i portali di prenotazione online che nella mia prima esperienza erano stati competitor: avevo deciso di diventare loro partner.

All’inizio il portale era dedicato ai B&B, ma presto l’imprenditore si rende conto che gli hotel sono il target su cui puntare: “più semplice la gestione, perché gli hotel hanno solo due tipi di camere, classic e superior, e, soprattutto, sono dotati di maggiore disponibilità di spesa. Nel 2012 nasce Bbliverate, nel 2014 abbiamo cambiato la ragione sociale in Octorate: mi piaceva l’idea del polpo, che fa tante cose dietro una sola azione che compie l’albergatore che inserisce solo i prezzi in base alle date.

Il valore aggiunto che offre Scuppa è anche una piattaforma molto friendly, immediata nella comprensione e nell’utilizzo, “creata per il pensionato che si trovava una camera disponibile perché il figlio era andato all’università fuori sede. Così per l’albergatore era facilissimo imparare l’uso e questo bastava per arrivare su 120 portali partner, tra cui Expedia, Agoda, Venere, Booking, solo per citare i più noti.

Octorate diventa così l’hub degli albergatori italiani. Conosce una crescita molto veloce ed entra nel radar di P101. “Era stato Paolo Barberis di Nana Bianca a intercettare per primo le mie ambizioni nel mondo VC e proprio lui mi ha introdotto a P101. Quando ho fatto il primo incontro con loro i numeri di Octorate erano in crescita rapida e solida: ma era una ditta individuale, con sede ancora nella taverna di casa mia, che fatturava 13mila euro al mese”, racconta Scuppa. I dialoghi con P101 proseguono per alcuni mesi e sono a volte anche informali: “una volta l’amministratore delegato mi ha chiamato all’improvviso perché era capitato a Roma, io mi vesto di tutto punto per andare all’appuntamento e lo trovo in tenuta ginnica che sta facendo jogging. Non è solo questione di numeri e di economia: loro hanno valutato il mio valore di uomo oltre che di imprenditore”, racconta Scuppa.

Esame superato, visto che a settembre del 2015 nasce Octorate srl, a cui P101 partecipa con un seed da 500mila euro. Tutto sommato una cifra piccola, ma determinante. “C’erano alcuni aspetti che io da solo non avrei potuto gestire, legali e amministrativi, ma anche la strutturazione di un piano di business e la valorizzazione della società. In fondo io ero solo uno smanettone: il VC mi ha dato una struttura, mi ha allargato gli orizzonti, facendomi entrare in un’altra dimensione. Cambiamo sede, assumiamo dieci persone – oggi siamo in 30 – e il fatturato raggiunge la quota di 80mila euro al mese nel giro di due anni.”

Nel 2018, la crescita è consolidata ed è di nuovo tempo di parlare di strategia: “per aumentare la marcia, siamo stati acquisiti da Dylog: io sono rimasto dentro l’azienda come amministratore delegato e ho ancora delle quote, e la crescita sta continuando ancora più veloce. E vorrei aggiungere che l’ingresso del VC non è stato un limite: ho sempre potuto prendere tutte le decisioni che credevo e anzi sono stato arricchito di consigli, risorse e incontri.” Un’operazione win-win che tra l’altro a P101 è valsa la vittoria del prestigioso premio Demattè : “un’operazione in cui, davvero, non c’è nulla che non abbia funzionato”, conclude Scuppa: “a volte ci ripenso, quando mi dicevano di non cedere al VC, che entrando avrebbero preso le redini: se avessi ascoltato quelle voci impaurite, non sarei così sereno. L’imprenditoria italiana soffre da sempre di un grave pregiudizio, individuando nella chiusura del capitale, in maniera del tutto errata, le mura di difesa di un business. Che però in questo modo rischia di diventare asfittico.