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Nasce VC Hub Italia, il forum permanente del venture capital italiano. Per diffondere la cultura dell’innovazione e accompagnare lo sviluppo dell’ecosistema nella sua fase 2.0

Redazione di NewsFromThePlatform | 8 agosto 2019

Un think tank che mira a promuovere l’ulteriore sviluppo del venture capital italiano, pronto a competere ad armi (quasi) pari sul terreno internazionale. Si chiama VC Hub Italia ed è il “forum permanente” composto dai principali gestori di Fondi di Venture Capital Italiano, ovvero P101, 360 Capital, Innogest, Panakès, PrimoMiglio e United Ventures e aperto a tutti i Venture Capital attivi con fondi dedicati a investimenti in Startup innovative Italiane.

L’obiettivo di questo forum – che è tutt’altro che un’associazione di categoria, ma che con le associazioni di categoria intende intrattenere un dialogo costante – è creare awareness, realizzando azioni di sensibilizzazione e di supporto istituzionale all’ecosistema dell’innovazione. Dunque si tratta di un’iniziativa ben diversa da Aifi, l’Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt, nata nel maggio del 1986 per sviluppare, coordinare e rappresentare, in sede istituzionale, i soggetti attivi sul mercato italiano.

VC Hub Italia è lo strumento attraverso cui intendiamo costruire una cultura italiana del Venture Capital, necessaria ad alimentare uno sviluppo ulteriore dell’ecosistema che nel 2018 ha in effetti conosciuto un’accelerazione.

Ne abbiamo parlato più volte (per esempio qui) e le ragioni di questo cambio di passo stanno innanzitutto nei numeri: il mercato ha registrato round per 480 milioni (di cui 408 milioni su deal di almeno 3 milioni, secondo il terzo Report sull’andamento del Venture Capital in Italia realizzato da P101 in collaborazione con BeBeez), mentre aumenta la quantità e la qualità di start up capaci di competere in un contesto globale. Allo stesso tempo, cresce anche il numero di operatori professionali con fondi più capienti rispetto al passato, che rendono il sistema più efficiente.

Certamente, il trend si inserisce dentro quello generale di forte crescita di tutta Europa, dove nel primo trimestre gli investimenti in VC sono ammontati a quota 5,1 miliardi di euro dai 15,8 miliardi dell’intero 2018, segnando il primo trimestre più forte mai registrato (+76% dal primo trimestre 2018). Lo si apprende da un report di Refinitiv, l’ex divisione business Financial & Risk di Thomson Reuters acquisita lo scorso anno da Blackstone (qui la presentazione completa).

Ma rileva che l’Italia non aveva mai, prima d’ora, superato l’intorno dei 100 – 130 milioni di euro e dunque i 480 milioni del 2018 sono un dato particularmente significativo. Dunque, non resta che premere sull’acceleratore per non fermare la corsa.

Con VC Hub Italia lo faremo diffondendo contenuti – in incontri e position paper – che contribuiscano ad aumentare la consapevolezza di stakeholder privati e pubblici sulle caratteristiche specifiche di questa asset class e sul ruolo fondamentale che svolge nel promuovere la crescita economica e sociale del Paese. Per esempio, sottolineando il ruolo che il VC può avere nella creazione di nuovi posti di lavoro – che in Usa promanano praticamente tutti dal mondo delle start-up. In Italia le 10mila start-up innovative iscritte nell’apposito Registro delle Imprese (ciascuna delle quali ha in media 4,3 soci) hanno dato vita a 12mila posti di lavoro.

Ma il VC non è solo uno strumento di crescita per le imprese, è anche una asset class che, in un momento di stagnazione dei tassi di interesse e dei rendimenti dei prodotti finanziari tradizionali, può offrire la possibilità per gli investitori di ottenere un extra rendimento e di contenere il rischio, grazie alla decorrelazione dai cicli economici di breve periodo.

Ultimo, ma non meno importante, con il VC Hub Italia ambiamo a diventare un interlocutore anche rispetto a istituzioni come CDP e MiSE. In particolare, nel breve periodo, i fondatori del Venture Capital Hub intendono raccomandare azioni utili ad agevolare lo sviluppo dell’ecosistema anche per via normativa. Riconosciamo il potenziale delle misure contenute nella Legge di Bilancio 2019, dall’obbligo dei PIR di investire il 3,5% in fondi di VC, all’estensione delle detrazioni fiscali per chi investe in PMI innovative (prima riservate solo agli investitori in startup) fino alla creazione del Fondo governativo che fa capo a Cassa Depositi e Prestiti, e al conferimento al VC del 15% dei dividendi delle partecipazioni statali. Tutte queste novità dovrebbero contribuire a portare il VC italiano a una dimensione miliardaria, accostandosi lentamente a mercati come quello francese (che vale 4 miliardi) e quello spagnolo (a quota 2 miliardi). Tuttavia crediamo che perché ciò avvenga sia necessario privilegiare investimenti indiretti a investimenti diretti ed evitare derive che allarghino i programmi di investimento a fondi non venture o che non investono in Italia. Infine, il governo dovrà agevolare la presenza di una pluralità di soggetti allocatori dei fondi. Se queste azioni saranno finalizzate, l’Italia potrà finalmente correre sul sentiero dell’innovazione.