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Mymenu entra nel Gruppo Pellegrini: non serve essere un unicorno per creare valore e iniziare a cambiare lo schema dell’imprenditoria italiana

Redazione di NewsFromThePlatform | 5 marzo 2021

Pochi settori come quello del food delivery sono cresciuti in maniera tanto esponenziale negli ultimi anni: a testimoniarlo sono i dati dell’Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano e di Netcomm, che nel 2020 hanno registrato una crescita del +70% degli acquisti online nel settore Food&Grocery rispetto all’anno precedente (e un +56% del 2019 vs 2018).

Per Mymenu il 2020 oltre a essere un anno di importante crescita è anche un anno che ha segnato un grande traguardo – che si è concretizzato a inizio 2021: l’acquisizione da parte del Gruppo Pellegrini, riferimento italiano nel mercato dei servizi di ristorazione aziendale, forniture alimentari, buoni pasto e welfare aziendale.

Fare squadra per sopravvivere ai grandi player

Viene da chiedersi come una startup italiana, che deve confrontarsi ogni giorno con player internazionali, sia riuscita in questa importante impresa. La risposta, come quasi sempre, è nel team e nella capacità di fare squadra in ogni momento. Non per diventare i più grandi, ma per fare bene, perseguendo i propri obiettivi, senza snaturarsi e migliorando ogni giorno.

Mymenu, che nasce dalla fusione dell’omonima startup padovana e Sgnam di Bologna (che hanno successivamente acquisito anche la milanese Bacchetteforchette), è la più grande realtà italiana nel settore del food delivery perché si è saputa distinguere. L’idea è stata quella di puntare su una fascia di consumo medio-alta grazie a una selezione di ristoranti mirata a una clientela senior e aprendo il servizio anche al B2B. Così, se lo scontrino medio del comparto si aggirava tra i 15 e i 20 euro (servito dai grandi player come Deliveroo, Just Eat, Glovo concentrati più sui volumi) nel 2019, quello di Mymenu era di 38 (con una crescita del 20% nel corso del 2020). Traducendosi in una maggiore marginalità sull’ordine e dunque maggiore sostenibilità, che tra le varie ha permesso di raggiungere il punto di pareggio durante l’anno appena trascorso.

Il ruolo del Venture Capital

La visione comune dei fondatori delle startup si è unita all’esperienza di P101 nel 2014 che ha aiutato la giovane squadra a perseguire gli obiettivi, aiutando a costruire un network di conoscenze, ma non solo. La vicinanza di un Venture Capital, secondo Giovanni Cavallo, co-fondatore di uno dei tre nuclei attorno a cui si è sviluppata l’attuale società, aiuta anche ad allargare la propria visione di imprenditore, mettendosi anche nei panni dell’investitore.

Abbiamo imparato ad essere puntuali sull’analisi dei dati e sulla reportistica: dover mandare ogni mese un report agli investitori ci ha insegnato la disciplina e l’importanza di prendere decisioni basate principalmente sui dati, parallelamente il provare a mettersi sempre più nei panni dell’investitore ci ha permesso di comprendere a pieno le opportunità di mercato”.

Perché le esigenze di un imprenditore e di un investitore sono diverse, ma gli obiettivi comuni. “P101 ci ha indirizzati verso mercati con dimensioni importanti e con alti potenziali di crescita” continua Giovanni Cavallo “Mymenu è stata la nostra prima grandissima palestra. Si continua a fare training ogni giorno”.

Ma il ruolo del Venture Capital è anche quello di dare consigli per creare una strategia di sostenibilità e non solo. Nell’operazione di acquisizione da parte di Pellegrini P101 ha consigliato fin da subito a Mymenu di farsi assistere da un financial advisor.

A ognuno il suo mestiere, ma quando le competenze si uniscono, la squadra vince. I fondatori hanno dimostrato caparbietà e capacità d’ascolto e il VC ha puntato su questo, aiutandoli a proseguire nel loro percorso di crescita e di evoluzione del modello di business.

Non sempre l’obiettivo deve essere creare l’unicorno, la cosa davvero importante è dare vita a un’azienda sana e sostenibile.