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Logistica: la convivenza tra uomo e macchina nell’era dell’e-commerce

Antonio Perini, AD e fondatore di Milkman | 8 settembre 2016

Il mondo dei magazzini, dei carrelli elevatori, delle tute marroni, quel mondo dietro le quinte e quasi dimenticato è stato cambiato per sempre.” Queste le parole di Sean Fleming nel suo ultimo editoriale su eDelivery, che sottolineano quanto anche nel settore logistico la rivoluzione digitale abbia stravolto il rapporto tra risorse online e offline. Tuttavia, come abbiamo recentemente evidenziato, l’offline resta una risorsa essenziale e necessaria – forse anche più di prima.

Negli anni ‘80, ricevere una consegna a casa era un’esperienza molto rara: sapevi che il tuo pacco stava arrivando ma non sapevi quando né da dove né come, e quando finalmente il postino – che vedevi tutti i giorni – portava qualcosa per te, aprirlo sembrava quasi un rituale sacro. Proprio per questo, le discrepanze tra ciò che avevi acquistato su qualche rivista patinata e l’oggetto reale potevano costituire un’esperienza straziante.

Oggi, la situazione è ben diversa: solo in Europa, nel 2015, 298 milioni di persone hanno acquistato online per un fatturato di 510 miliardi di euro. Insomma, comprare online e ricevere a casa è diventata ormai un’abitudine, quasi come prendere il caffè: per alcuni di noi succede persino più spesso che comprare in un negozio fisico. Prima di comprare, leggiamo recensioni, vediamo foto dettagliate dei prodotti, a volte persino in 3D! Esigiamo di sapere quando arriveranno i nostri acquisti online, quale giorno e a che ora – possiamo persino decidere “in corsa” dove farli recapitare.

Non vi sono più magazzini polverosi e autisti taciturni, bensì hub giganti, robot per selezionare gli articoli, furgoni tracciati tramite GPS, applicazioni per la gestione del percorso, codici a barre e firme elettroniche. Il lavoro del “delivery guy”, di conseguenza, è molto diverso da quello del postino, prevede dimestichezza con la tecnologia e una dose di flessibilità che un tempo non era affatto richiesta.

Il report “Of Robots and Men in Logistics” della società tedesca di consulenza strategica Roland Berger prevede che nel settore della logistica, in Europa, i robot sostituiranno fino a 1,5 milioni di lavoratori. I robot, infatti, sono da quattro a sei volte più efficienti degli operatori umani e potrebbero ridurre i costi di gestione dal 20 al 40%, aumentando i ricavi. Ma non c’è da preoccuparsi, perché la “robotizzazione” della logistica consentirà anche ai piccoli fornitori di servizi di essere più competitivi e nasceranno nuove professioni come “robot integrator” e “remote platform administrator.”

In una recente intervista, Stefano Perego, il Technical Advisor di Amazon, risponde così alla domanda se i robot “ruberanno il lavoro” agli esseri umani: “Ci sono funzioni che sono e resteranno degli uomini. Diciamo che l’introduzione dei robot riguarda le funzioni più ripetitive. L’attività di picking è un’attività che la tecnologia nel tempo migliorerà, nel senso che la robotizzazione di questa attività è plausibile, e in parte già esiste. Se devo immaginare il futuro, vedo un lavoro di robot affiancati da individui. E poi c’è un altro punto da sottolineare: le macchine da sole non funzionano. Quindi cambierà anche il ruolo dell’operatore e le sue competenze.”

Gli esseri umani, insomma, sono e continueranno ad essere una risorsa. Memoria e capacità di adattamento umane sono insostituibili, specialmente nel cosiddetto “last mile” delle consegne: i corrieri sono il volto con cui il retailer si presenta al cliente, hanno la responsabilità di rappresentare il finale della strategia del retailer, in quanto il loro fallimento o il loro successo è il fallimento o il successo del retailer stesso.