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Le startup en rose: il 2017 è stato il miglior anno per le donne nel VC, anche se raccolgono solo il 2% dei finanziamenti

Redazione di NewsFromThePlatform | 5 settembre 2018

Esiste un gender gap anche nel capitale di ventura, ma in Italia il 20% degli angel investors è donna 

Il gender gap? Esiste anche nell’accesso al capitale di ventura. Lo testimoniano i dati, anche quelli che arrivano da mercati evoluti come gli Usa: secondo i più aggiornati, relativi all’anno 2017, solo il 2% di tutti i finanziamenti di VC sono andati a startupper donne e solo l’8% dei soci di società di venture capital sono donne. Parliamo di briciole, che pure disegnano il percorso di un mondo che cambia.

Secondo uno studio realizzato da EY in collaborazione con la Women Presidents’ Organization (WPO) condotto su 430 business fondati da donne (e pubblicato su Fortune), nel 2016 solo l’1% delle donne startupper aveva ottenuto un finanziamento dal venture capital. Questo dato così esiguo rappresenta in realtà un miglioramento rispetto agli anni precedenti: delle 6.362 aziende che hanno ricevuto fondi di venture capital in Usa tra il 1991 e il 1996 solo 31 erano guidate da donne, secondo uno studio del 2001.

Insomma, il clima sta cambiando, seppur molto lentamente: il 2017 è infatti il miglior anno per le donne nel VC dal 2006, da quando avviene la rilevazione di PitchBook. Nel 2017 i team tutti in rosa hanno ricevuto 1,9 miliardi di dollari dal VC, che ha erogato in totale 85 miliardi, sempre negli Usa. Dunque la quota di finanziamenti finiti alle donne è pari al 2,2%, mentre quella finita nella casse di team tutti al maschile è del 79% (il resto però invece andato a team misti).

In termini di numero di deal, le donne hanno segnato il record del 4,4% sul totale – sebbene il confronto con i deal di startup composte da soli uomini sia di 368 operazioni contro 5.588. La dimensione media per gli assegni staccati alle donzelle resta inferiore a quella per i colleghi: 5 milioni contro 12.

Qual è il motivo di questa divergenza? Non esiste una risposta semplice, ma secondo Fortune, le spiegazioni possono essere diverse: una tra tutte, la mancanza di VC a guida femminile – solo l’8% lo è, ed è sempre PitchBook a dimostrare statisticamente che molti degli investitori professionali che danno fiducia alle donne hanno nel board figure dirigenziali femminili. Quindi la mancanza di business angel donne si riverbera su quella di startupper donne che accedono ai finanziamenti. Ma forse pesa anche l’abitudine tutta femminile a chiedere meno rispetto agli uomini, e a fare affidamento su prestiti bancari, amici e parenti, le proprie personali risorse.

Ancora, la tendenza generale suggerisce che le donne si giudichino in base alle performance e gli uomini sul potenziale – il che svantaggia senza dubbio le prime sul fronte della richiesta di fondi. Si tratta di ragioni per lo più qualitative sulle quali è molto difficile influire se non con campagne di awareness.

C’è chi si sta muovendo per invertire questa tendenza. In Europa, ad esempio, per sostenere l’angel investing al femminile è stato avviato un progetto nel contesto del programma Women Business Angels for European Entrepreneurs (WA4E). Le donne business angel sono manager o imprenditrici tra i 30 e i 50 anni, con almeno un’exit di successo in curriculum, attente alle caratteristiche impacting degli investimenti e alla leadership al femminile delle startup in cui si investe. L’identikit emerge da una ricerca condotta su un campione di 640 donne in 6 paesi, nell’ambito dello stesso progetto.

Emerge anche che le donne, in questo contesto, non si limitano a investire denaro ma contribuiscono alla crescita delle imprese attraverso  un’intensa attività consulenziale e manageriale e sono dunque un arricchimento per le stesse startup – come lo è sempre la diversity nel business. Le azioni per contribuire a un mondo del venture capital più rosa le stabilirà il progetto: noi ci auguriamo che questo rafforzi ancora di più il trend che timidamente si sta mettendo in atto.

L’Italia da questo punto di vista dimostra dei risultati importanti. La Survey IBAN 2017, realizzata dall’Associazione IBAN – Italian Business Angel Network con la SDA Bocconi, rileva che un investimento angel su cinque nel nostro Paese è stato portato a termine da una donna. La ricerca, riporta che gli investimenti angel sono cresciuti del 10% nel 2017 per un totale di 26,6, rispetto ai 24,4 milioni del 2016. E conferma l’incisività dell’apporto di capitale di rischio della componente femminile: le donne business angel rappresentano il 20% sul totale del campione.