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La rivoluzione fintech del p2p lending: innovazione di prodotto, mercato secondario dei prestiti, servizi bancari rebundled entro la fine del 2018. Le previsioni di LendIT

Redazione di NewsFromThePlatform | 17 ottobre 2017

I prossimi saranno quindici mesi di accelerazione e di profondo mutamento per il mondo del p2p lending, mutamento che darà un nuovo volto al mondo del credito.

Con questa grande promessa, che dettaglieremo più avanti, si è appena conclusa a Londra LendIt, la due giorni dedicata al mondo del marketplace lending, un settore entrato nella fase della maturità grazie a uno storico attendibile, ritorni competitivi e al riconoscimento come asset class investibile. 150 le Fintech presenti, provenienti da 50 Paesi, oltre 1.100 i partecipanti.

Che il mercato stia evolvendo rapidamente lo dimostra un numero: circa il 20% dei partecipanti ai tavoli era rappresentato quest’anno da banche e asset manager. La finanza tradizionale che ormai riconosce il p2p lending a pieno diritto come un mercato concorrente e complementare. E forse, ne inizia, a ragione, a temere la forza disruptive”, così Giuseppe Donvito, Partner di P101 Ventures. Che ci racconta cosa succede in Europa e nel mondo, mentre in Italia gli operatori tradizionali sono ancora un po’ timidi nei confronti di quella che appare ormai chiaramente altrove come una rivoluzione inevitabile. A rappresentare l’Italia, in ogni caso, a Londra c’era un’unica società, BorsadelCredito.it, leader italiano con un erogato di 16,5 milioni di euro in due anni alle nostre PMI. Un operatore che è dunque focalizzato sulla piccola impresa che tanto catalizza in questa fase le attenzioni degli investitori internazionali.

In generale, in ambito P2P lending,  c’è una crescita di interesse per le PMI italiane (soprattutto le micro imprese) nel contesto europeo – dice ancora Donvito – le nostre multinazionali tascabili che sono spesso eccellenze a livello mondiale e che presiedono interi mercati di nicchia sono nelle mire degli investitori esteri. Inoltre, tutti i gestori di portafogli tendono a cercare fonti di diversificazione e decorrelazione e il direct lending è una asset class emergente che sta riscuotendo molto successo nel mondo anglosassone.” Tutto questo va a favore del marketplace lending, ma il credito all’impresa viaggerà sempre più su canali alternativi anche per questioni normative e di evoluzione del sistema. “La diffusione capillare dei big data e l’open banking, sollecitato dalla direttiva europea PSD2 – continua Donvito – determineranno una radicale rivoluzione nel banking e finance.  L’Europa con la PSD2 ha stabilito che le banche dovranno rendere accessibili i conti correnti dei propri clienti a terze parti, che potranno, previa autorizzazione, anche effettuare operazioni di pagamento per conto del titolare del conto stesso.

L’attuale unbundling delle banche darà vita a due fenomeni, da un lato la disintermediazione del sistema creditizio in generale, dall’altro la riaggregazione, o il rebundling, del banking attraverso il Fintech. Le banche devono diventare esse stesse piattaforme che aggregano varie società Fintech, e intanto già si intravedono trend di consolidamento tra le piattaforme stesse, che cooperano per  servire al meglio il cliente e integrare prodotti multipli in un’unica user experience. In questo contesto il processo bancario è destinato a diventare per l’utente un’esperienza seamless.” Ovvero caratterizzato da un approccio integrato, con la sola interfaccia digitale e che non presume più un dialogo con l’intermediario umano. Non solo. “Il rebundling darà luogo ad almeno una grossa innovazione di prodotto per il consumatore nell’arco di 15 mesi, come ha detto a LendIT uno dei guru mondiali del p2p lending, Renaud Laplanche, ex CEO di Lending Club”, precisa Donvito. Che sposa anche l’ultima previsione di Laplanche. “I tempi sono maturi perché si sviluppi un mercato secondario dei prestiti online significativamente forte: ne abbiamo parlato a lungo e il momento è arrivato: cloud computing, big data e blockchain contribuiranno a renderlo efficiente.” Con la speranza che l’Italia non resti troppo indietro in questa corsa in avanti in cui chi rallenta rischia grosso.