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Le istituzioni che investono in VC in Europa: perché (e come) Casse e Fondi pensione possono far volare le startup, anche in Italia

Redazione di NewsFromThePlatform | 28 febbraio 2018

Gli investimenti pubblici in VC contano per il 18% del totale in Europa. In Italia, sono gli enti pensionistici che potranno erogare alle startup un miliardo in tre anni

L’economia europea ha la stessa dimensione di quella USA, ma il mercato dei capitali vale la metà, quello delle emissioni corporate un terzo e quello del venture capital un quinto: ovvero, le PMI USA ottengono circa cinque volte i finanziamenti che ricevono le loro omologhe europee sul mercato dei capitali.” Queste le parole pronunciate alla Bruges European Business Conference a marzo 2016 da Lord Jonathan Hill, allora Commissario europeo alla Stabilità finanziaria, servizi finanziari e Unione dei mercati dei capitali. Parole utili a illustrare quanto sia lunga la strada da fare nel Vecchio Continente.

Nonostante un mercato unico con 510 milioni di clienti potenziali, le startup europee fanno fatica a crescere al ritmo di quelle Usa. La ragione è appunto, come conferma un rapporto firmato dal Jacques Delors Institute di Berlino, un mercato del VC “più piccolo, meno attrattivo per gli investitori e con molte barriere agli investimenti cross border.” Eppure gli strumenti di politica per farlo crescere esistono, ed entrambi – gli investimenti pubblici diretti e gli incentivi fiscali per gli investitori – sono stati ampiamente usati. Negli ultimi dieci anni le agenzie governative hanno fornito il 18% del finanziamento complessivo al VC. ll maggiore attore pubblico europeo in questo ambito è il FEI, che agisce per conto di BEI, Commissione europea e in alcuni casi degli Stati. Le agenzie di promozione nazionali (NPI) giocano altresì un ruolo fondamentale: ne sono esempi la Banque Publique d’Investissement (Bpifrance) in Francia, la British Business Bank (BBB) in Regno Unito e la Kreditanstalt für Wiederaufbau (KfW) in Germania, o la Cassa Depositi e Prestiti in Italia.

Quello che però è mancato finora è una cooperazione più stretta tra gli attori pubblici. E quanto alla tassazione, pur avendo gli Stati adottato numerosi schemi incentivanti per ridurre la rischiosità dell’investimento in VC, manca un quadro regolamentare comune che assicuri trasparenza e un trattamento non discriminatorio per gli investimenti transnazionali.

In estrema sintesi, gli strumenti di politica esistono ma non stanno dando i frutti sperati perché manca una regolamentazione comune europea. Guardando in particolare all’Italia e alla Francia, secondo l’Osservatorio Startup Hi-Tech della School Of Management del Politecnico di Milano, gli investimenti istituzionali in startup in Italia ammontano a 63 milioni contro i 624 della Francia (e i 127 della Spagna). Oltralpe il panorama è divenuto molto dinamico grazie al varo del Fondo d’investimento pubblico (gestito da BipFrance e fortemente voluto dal presidente Macron) che gestisce la cifra record di 10 miliardi di euro.

Oltre agli investimenti pubblici diretti, ci sono altri istituzionali forti che potrebbero dirottare i capitali verso il VC: i principali indiziati sono Casse previdenziali e Fondi pensione. Secondo Invest Europe, che è l’associazione che rappresenta a livello europeo private equity e venture capital, i fondi pensione sono una della maggiori fonti di finanziamento del settore e hanno contributo negli ultimi tre anni al 30% della raccolta europea in finanziamenti alle startup. Tanto importanti che Invest Europe ha scritto una guida per i fondi pensione che vogliano approcciarsi a questo genere di investimento.

Alcuni soggetti stanno intanto sperimentando diverse strade per incentivare i flussi di denaro verso le startup da parte dei fondi pensione. In Regno Unito, per esempio, Joe Schorge e Chris Wade, i fondatori di Isomer Capital, hanno annunciato il lancio di un veicolo per i fondi pensione che vogliono investire nel VC europeo. In Svizzera, il fondo pensione Nest ha deciso di investire in startup attraverso la piattaforma investiere.ch, leader del Paese con un track record di oltre 50 round. “Basterebbe riuscire ad attirare lo 0,5% dei fondi pensione europei per far cambiare faccia al venture capital italiano e quindi all’ecosistema delle startup innovative,” ha affermato di recente Fabio Gallia, AD di Cassa Depositi e Prestiti.

Intanto, a piccoli passi, qualcuno in Italia si muove anche tra le Casse. Le più attive sono quella Forense e Inarcassa (architetti e ingegneri) che già a fine 2015 avevano annunciato di essere pronte a investire 20 milioni nel Fondo dei fondi lanciato su iniziativa della CDP a sostegno delle startup. Lo scorso giugno Cassa Forense ha inoltre siglato un’intesa con il FEI per intervenire insieme a supporto della crescita delle piccole e medie imprese europee. Il progetto prevede la sua partecipazione in qualità di “Anchor Investor” in un fondo di fondi organizzato e gestito dal FEI che abbia l’obiettivo di selezionare le migliori strategie a livello europeo nell’investimento in piccole e medie imprese (cioè quelle sotto i 500 dipendenti le piccole e fino a un massimo di 3.000 dipendenti le medie) e nelle iniziative di venture capital.

Non solo. In questi giorni i ministeri allo sviluppo economico e all’economia starebbero lavorando a una proposta – che dovrebbe materializzarsi in un emendamento alla legge di bilancio – per incentivare i finanziamenti alle imprese italiane (da fondi non bancari). Spingendo proprio l’acceleratore su Casse e Fondi pensione: in sostanza la proposta prevede che il 5% dell’attivo patrimoniale di questi enti (parliamo di 12 miliardi) finisca in fondi chiusi che investono in PMI italiane. E che, entro 4 anni, il 10% di questi investimenti qualificati sia destinato ad azioni o quote di Fondi per il venture capital, oppure in fondi chiusi che investano almeno il 75% del valore degli attivi in società non quotate nella fase di sperimentazione (il «seed financing»), di costituzione («startup financing»), di avvio dell’attività («early stage financing») o di sviluppo di prodotto («expansion financing»), residenti nel territorio italiano o in Paesi membri della Ue o aderenti allo Spazio economico europeo che abbiano stabile organizzazione in Italia. Un miliardo in tre anni per il VC, che aiuterà il nostro Paese ad avvicinarsi alla cugina Spagna che già viaggia su quei valori.