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La logistica sarà fondamentale per il futuro di Amazon, Uber e dello stesso e-commerce

Redazione di P101 in collaborazione con Trademachines | 9 maggio 2018

Che il mondo degli online retailer abbia scardinato il nostro modo di fare acquisti è ormai ovvietà. Questa considerazione è talmente calata nella realtà che non è raro vedere, magari anche nel proprio vicinato, piccole e medie aziende che si arrendono di fronte all’egemonia dello shopping digitale. Al di là di facili condanne, va evidenziato come questi colossi del web abbiano trovato il modo di rispondere a una domanda che era comunque presente nel mercato, fino a trasformarla magistralmente in nome della celerità e dell’illimitata disponibilità dei prodotti.

Quando si affrontano questi argomenti non si può evitare di citare Amazon, l’azienda dei record che Jeff Bezos fondò a metà anni 90 per la rivendita di libri online. Sopravvissuta alla crisi digitale dei primi 2000, l’azienda ha accumulato un fatturato annuo che con molta probabilità la porterà nella storia: Amazon potrebbe a breve sfondare il tetto del trilione di dollari, staccandosi di netto da Alphabet, Microsoft e altri giganti del web.

C’è molto fermento attorno all’azienda di Seattle: da un lato la massiccia copertura mediatica riservata allo stesso Bezos, ormai il singolo individuo più ricco di tutti i tempi, dall’altro le continue richieste di regolamentazioni da parte di istituzioni e dipendenti. Il panorama lavorativo italiano non è affatto alieno a questo secondo punto: l’Agcom infatti considera l’azienda come un vero e proprio operatore postale in termini di tassazione.

Se questa catalogazione è in parte condivisibile, va però tenuto presente che Amazon è “anche” un operatore postale. L’offerta proposta da Bezos è ormai così diversificata che è difficile incasellarla sotto una categoria specifica. Si va dal classico modello di rivendita online alla catena di supermercati (il futuristico Amazon GO), fino al servizio di streaming con Amazon Prime Video. Negli ultimi anni Bezos sembra davvero in preda ad una creatività vulcanica. Creatività che in passato, tra l’altro, l’ha portato ha dominare il settore degli ebook, con buona pace di Apple & Co.

Questa espansione in più direzioni non è però casuale e, a ben vedere, ha alle spalle un piano aziendale ben calcolato. Per fare un esempio: Amazon ha affittato ben 40 Boeing fino al 2021. Che interesse ha l’azienda nel campo della mobilità aerea?

Se non fosse ancora chiaro, Amazon ha ripetutamente mostrato interesse nel voler gestire la logistica con le proprie forze e a tal proposito sta investendo in diverse modalità. L’idea di base è molto semplice: un grande inventario e una flotta di veicoli a disposizione assicurerebbero un “quasi” monopolio delle rivendite online. Per far ciò Amazon deve staccarsi dal numero di ditte esterne cui si affida per il recapito dei pacchi. DHL, UPS, FedEx e gli altri potranno anche avere i piedi ben saldi nel settore, ma è ad Amazon che devono una rilevante quantità di consegne.

Forse l’azienda mira proprio a sganciarsi da questi grandi nomi con il servizio Flex, che permette a chiunque abbia un mezzo adeguato di diventare fattorino on demand, consegnando pacchi con modalità da freelance. Ma proprio questo approccio, più vicino a quello della sharing economy che delle big corporates, porta Amazon sul livello di un’altra azienda americana, molto più piccola in termini di fatturato ma con una percentuale di crescita che la proietta già nell’olimpo della Silicon Valley. Quest’azienda è proprio Uber, la creatura di Travis Kalanick che con la sua offerta ha creato non poco scompiglio (in particolare in vari paesi europei, dove frotte di tassisti si sono mobilitate contro l’azienda). Il modello di Uber, che poggia sulla libera iniziativa di privati, ha un bacino di utenza in continua espansione e, seguendo le ultime strategie aziendali, potrebbe puntare al trasporto di merci, oltre che di passeggeri. A riprova di questo c’é l’acquisizione della compagnia Otto nel 2016, specializzata nella realizzazione di camion a guida autonoma. Non solo, Uber ha presentato nel 2015 il servizio Rush che, senza troppi stravolgimenti, assomiglia molto ad Amazon Flex, lanciato tra l’altro quello stesso anno.

Sarà quindi la logistica il campo di battaglia di questi grandi nomi della digitalizzazione? Per ora sappiamo che gli acquisti online non accennano a diminuire e a questo consegue un settore logistico che possa tenere passo. Maggiori investimenti in servizi di spedizione e mezzi potranno essere la chiave per il dominio del settore che, secondo le ultime stime, muove un mercato che è 4 volte superiore allo stesso e-commerce.

Amazon e Uber sembrano davvero due ottimi candidati ad assicurarsi una buona fetta degli introiti. Il primo grazie ad un inventario che surclassa qualsiasi altro rivenditore, capace di portare il 40% degli acquirenti digitali sulla propria piattaforma, il secondo grazie ad una estensione capillare che permette a (virtualmente) chiunque di operare la consegna di un pacco con il proprio mezzo. Difficile dire chi dei due presenterà la strategia vincente. Sicuramente Bezos ha un potere d’investimento senza precedenti, ma è avventato fare previsioni allo stato attuale. Questi due titani convergono, comunque, su un fuoco comune: possedere la miglior flotta di mezzi per la spedizione di merci.

Infografica: http://trademachines.it/info/amazon-uber/