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L’Investors Meeting 2018: il percorso di P101 e i trend del futuro

Redazione di NewsFromThePlatform | 24 aprile 2018

L’Italia cresce soprattutto in termini di qualità delle start-up. Mentre si consolidano nel mondo le nuove tendenze: AI, cybersecurity, e-commerce “fisico” 

Sulla terrazza di P101, nel cuore di Milano, si è svolto, lo scorso 19 aprile l’Investors Meeting 2018. Un appuntamento annuale che ci offre lo spunto per fare un bilancio ma anche per lanciare uno sguardo al futuro, che si configura giorno per giorno sotto i nostri occhi. Un futuro digitale e iperconnesso che non si limita al mondo dell’impresa, ma influenza ogni aspetto della società e dell’essere umano. Dall’AI alla cybersicurity, all’evoluzione del retail secondo direttive mai inimmaginabili fino a mesi fa, fino al Fintech e al Deep Tech che rivoluzionano intere industria considerate prima immutabili.

L’Italia, pur essendo un mercato ancora residuale, sta facendo passi da giganti in termini di qualità delle start-up. Senza considerare che proprio per il fatto di scontare un ritardo in termini di sviluppo digitale rispetto alle altre nazioni in Europa e Oltre Oceano, l’Italia presenta una grande opportunità per quelle società che per prime stanno creando innovazione digitale e tecnologica nel nostro Paese, e di conseguenza anche per quei fondi d’investimento che, come il nostro, credono in esse.

Vediamo perché partendo dai numeri: il VC europeo ha visto a tutto il 2017, secondo PwC, un totale di 2.483 deal per un valore di 17,6 miliardi di dollari. Siamo ancora ben lontani dai ritmi di sviluppo Usa (5.365 deal per 74,5 miliardi) e anche dell’Asia, che ha un numero di deal simile a quello europeo (2.847) ma con un valore paragonabile a quello americano (70,8 miliardi di dollari).

Per l’Italia il 2017 è stato un anno di transizione: dei 261 milioni investiti in totale, 80 provengono da VC (con un calo del 21% anno su anno) e 89 da investitori informali, come angel network e piattaforme di equity crowdfunding, che hanno visto crescere il volume del 10%. La componente internazionale, che è una novità degli ultimi due anni, ha visto un incremento sostanziale da 35 a 92 milioni. Cumulativamente il mercato italiano vale 0,3 miliardi, un valore che è molto distante da quello tedesco (2,8 miliardi) e da quello francese (2,5) e che equivale a un gap di ben 7 miliardi rispetto al Regno Unito dove in un anno l’incremento è stato dell’87%. Ciononostante la parte del leone globalmente continuano a farla Israele, il cui valore del VC è di 368 miliardi, e gli Usa con 250 miliardi, cifra 8 volte superiore a quella che esprime il Vecchio Continente.

Se andiamo nel dettaglio degli investimenti scopriamo alcune cose interessanti sui trend da seguire, di cui accennavamo all’inizio. Sul podio, per ammontare investito e per numero di round, si collocano nell’ordine Deep Tech, FinTech e Healthcare, che valgono insieme 7,6 miliardi. Ma il sorpasso è dietro l’angolo per i comparti emergenti. Il grande vincitore del 2017 è stato senza dubbio l’AI che sta diventando quasi commodity, incorporata in ogni prodotto, che sia di consumo o industriali: gli investimenti in questo settore valgono 15,2 miliardi. Un’altra novità assoluta dell’anno scorso – che però nel 2018 ha visto una partenza in salita – sono le ICO che hanno accelerato la raccolta di capitali per ogni tipo di blockchain. E infine, il mondo del retail: da un lato chiudono le grandi catene tradizionali (l’emblema è Toys’r’us) dall’altro le startup dell’e-commerce aprono negozi fisici da anni: il futuro senza voltarsi indietro attinge a ciò che c’è di irrinunciabile da ieri. Fare start-up e finanziarle è anche questo.