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Investor Meeting 2019: P101 si racconta e spiega come evolverà il VC dopo il cambio di passo del 2018

Redazione di NewsFromThePlatform | 10 maggio 2019

Dopo aver registrato round per 480 milioni (di cui 408 milioni su deal di almeno 3 milioni), l’Italia si appresta a raccogliere i frutti delle misure governative di boost, mentre aumenta la quantità e la qualità di imprese innovative capaci di competere in un contesto globale. L’ecosistema si consolida e può portare il Paese sul tetto del mondo, risollevando le sorti dell’economia

Il 2018 è stato l’anno del giro di boa per il venture capital italiano. Per diverse ragioni, che attengono alla dimensione del mercato – per la prima volta negli ultimi sei anni quintuplicata rispetto ai 100 milioni in cui stazionava immobile – e anche alla maggiore quantità e alla qualità di start-up e operatori specializzati. Il 2019 è partito in scia a questo cambio di passo e supportato anche da una nuova attenzione dal fronte istituzionale, che contribuisce a creare i presupposti per costruire un solido ecosistema dell’innovazione in Italia e per l’Italia.

Di questo recente passato e del prossimo futuro abbiamo discusso nel corso dell’Investors Meeting 2019 che si è svolto ieri, come di consueto sulla terrazza di P101, nel cuore di Milano.

Il nostro terzo Report sull’andamento del venture capital in Italia (realizzato in collaborazione con BeBeez) mostra un valore complessivo di 480 milioni di euro di round annunciati nel 2018 dalle startup e scaleup italiane o fondate da italiani, contro i 144 milioni registrati nel 2017. Certamente la crescita si inserisce in un trend generale Europeo e mondiale, ma è importante rilevare che in Italia ci sia stata una significativa riduzione del numero dei deal a segnalarne la maggior dimensione individuale: oltre 408 dei 480 milioni di round italiani hanno riguardato deal dai 3 milioni di euro in su (e 316 milioni si riferiscono a round superiori ai 10 milioni). Il VC italiano è dunque finalmente in grado di finanziare anche la crescita e non solo l’avvio delle aziende innovative.

Le start up italiane – oltre 10mila – mostrano una qualità elevata con idee innovative capaci di competere in ambito internazionale e spesso, quando il venture capital le intercetta, sono già dotate di una struttura forte, con modelli di business efficienti e redditizi. Inoltre, sono sempre più in grado di attrarre investimenti internazionali: il che facilita le exit, il cui trend sembra essersi consolidato nel corso del 2018. Ad esempio, il colosso tedesco del turismo TUI Group nel settembre 2018 ha acquisito Musement, la scaleup milanese che permette di scoprire e prenotare tour e attrazioni turistiche in tutto il mondo, finanziata per un totale di 15 milioni di euro dall’inizio dell’operatività. O il caso della spagnola Force Manager, scaleup che vanta 15,7 milioni di dollari raccolti dai venture capital e che a settembre 2018 ha comprato Sellf, la startup italiana che ha sviluppato un’app per il CRM (Customer Relationship Management) dedicata alle reti di vendita.

Ultimo, ma non meno importante, il numero di operatori e di capitali disponibili è aumentato sensibilmente e i nuovi fondi di VC hanno capienza maggiore rispetto al passato: il nostro secondo fondo Programma 102, ad esempio, è nato nel 2018. Questa maggiore capacità si è già tramutata in un maggior numero di operazioni con una dimensione più consistente, come abbiamo visto.

Un cambiamento strutturale che potrebbe generare risultati sorprendenti. Soprattutto quando sul mercato si riverbererà l’effetto delle misure presenti nella Legge di Bilancio 2019 che dovrebbero incentivare l’investimento in VC e in startup.

Insomma, per quanto lentamente, l’ecosistema italiano dell’innovazione sta rivelando il suo potenziale. E potrà consentire al nostro Paese di competere nel contesto internazionale con il ruolo di primo piano che merita.