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Intelligenza artificiale e blockchain: la via obbligata per la rinascita delle imprese (e dell’economia)

A cura di Giuseppe Donvito, Partner P101 | 16 settembre 2020

L’intelligenza artificiale e la blockchain saranno due elementi fondanti dei modelli di business di domani. Vale per quasi tutti i diversi settori merceologici a patto che integrino la tecnologia all’interno di una strategia e che lo facciano sempre nell’ottica del supporto all’intelligenza umana. È stato questo, in estrema sintesi, il tema dello Strategy Innovation Forum dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, a cui eravamo presenti nel panel dedicato ad “AI e blockchain in FinTech”.

Perché l’Al è il vero game changer dell’industria

Nata negli anni ’90 con i sistemi esperti in grado di elaborare inferenze e collegamenti logici semplici ed evoluta poi nel 2000 nel deep learning delle macchine capaci di apprendere e modificare il proprio comportamento in base all’esperienza acquisita, l’intelligenza artificiale sta oggi vivendo la sua terza ondata, quella che la porterà a compiere operazioni cognitive. Tuttavia, in questa prospettiva in cui la macchina ha un ruolo predominante (Digital-First), solo un approccio che affermi la centralità dell’essere umano (Human-Centered) consente di estendere i criteri di produttività e generare nuove categorie di significato. Di modificare, in maniera tale che i benefici siano esperibili da tutti gli stakeholder, le industrie tradizionali. Si stima che i cambiamenti che l’AI porterà produrranno un valore di 15 trilioni di dollari all’economia mondiale entro il 2030 (Rao et al., 2017; Panetta, 2018).

Il potenziale della Blockchain

Un’altra tecnologia che sta crescendo in maniera esponenziale è la blockchain, nota per essere lo scheletro del bitcoin, ma le cui applicazioni sono innumerevoli, grazie alle caratteristiche di tracciabilità, anonimato e incorruttibilità dei dati che assicura. Nel mondo post Covid, l’infrastruttura potrà essere impiegata per rendere più sicura ed efficiente la supply chain, che è stata la prima vittima della pandemia in ambito business.

Secondo una survey condotta dal Word Economic Forum, entro il 2027 il 10% del PIL globale sarà “immagazzinato” su piattaforme Blockchain. In Italia i progetti basasti su blockchain hanno registrato un valore di 30 milioni di euro, ancora marginale, ma raddoppiato anno su anno (Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano).

Per le imprese è questione di strategia

Quello che sta diventando chiaro per le imprese è che per integrare efficacemente queste tecnologie dirompenti non basta adottare strumenti che rendano i processi più snelli o meno onerosi a parità di sicurezza ma è necessario rivedere le strategie, ridefinendole dalle fondamenta.

Le aziende che per prime adotteranno tali tecnologie con questo approccio creeranno un gap competitivo difficilmente colmabile dalle altre.

È chiaro che parliamo di qualcosa di vitale. Lo sanno bene le big tech che non solo hanno puntato nell’ultimo decennio su piattaforme proprietarie di AI (Alexa di Amazon, Siri di Apple e Cortana di Microsoft) ma soprattutto hanno acquisito tra il 2010 e il 2019, secondo i dati di CB Insights, 635 startup basate su questa tecnologia, con una progressiva accelerazione che ha portato solo nel 2018 166 operazioni, con una crescita anno su anno del 38% dal 2013.

Il caso italiano

Sul fronte dell’AI, anche l’Italia sta facendo la sua parte, con la recente strategia per l’Intelligenza Artificiale, che fissa le linee guida per implementare nelle PMI italiane l’AI e proietta il Paese alla guida del programma europeo che mira a trasformare il Vecchio Continente nel leader dell’economia dei dati. Tutto questo si concretizza nella creazione di un ecosistema affidabile – con il coordinamento di tutte le tecnologie necessarie per fare funzionare bene l’AI, dal 5g alla blockchain – e sostenibile, che incida cioè sul miglior funzionamento delle PMI ma anche della società, portando maggior benessere sui territori, valorizzando anche il patrimonio culturale e artistico italiano.

Nel frattempo sono stati fatti passi avanti anche nel concreto: lo scorso giugno siamo entrati per la prima volta nella top ten dei super computer (che sono la commodity dell’AI) con due macchine: l’Hpc5 di Eni a Pavia  e il Marconi 100 del consorzio interuniversitario del Mius Cineca. Intanto, a Bologna è in costruzione uno dei centri di supercalcolo più avanzati a livello mondiale, all’interno degli spazi del Tecnopolo: si chiamerà Leonardo e avrà una potenza di 270 petaflop (270 milioni di miliardi di operazioni matematiche al secondo; il primo della classifica il giapponese Fugaku ne elabora 415 e il secondo, Summit di Ibm, 148). E a inizio settembre Torino è stata eletta come sede dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale (I3A) che funzionerà come quartier generale della ricerca e del trasferimento tecnologico nel settore.

L’esperienza di P101

Per P101 il potenziale del tema è ben chiaro, come dimostrano gli investimenti che a partire da almeno un quinquennio abbiamo effettuato in startup che hanno costruito nuovi business proprio sull’AI. Il riferimento è in particolare a tre realtà, in tre ambiti diversi.

La prima è BorsadelCredito.it, nel settore del P2P lending dedicato alle PMI. Fondata a Milano nel 2015 ha il suo maggior punto di forza nell’algoritmo proprietario che, usando big data e tecniche di machine learning, riesce ad analizzare, in 24 ore e in maniera molto affidabile, la solvibilità delle imprese che richiedono credito.

Il secondo caso è quello di Wonderflow, che si occupa dell’analisi dei feedback dei consumatori, estraendo informazioni chiave indispensabili per il miglioramento di prodotti e servizi. La sua tecnologia permette di processare oltre 150mila testi l’ora e supporta oltre 10 differenti lingue, incluse quelle arabe ed asiatiche.

Infine Keyless.io, fondata a gennaio 2019 a Londra, è una società di cybersecurity che ha sviluppato una tecnologia per abilitare il riconoscimento biometrico dei dipendenti di banche e imprese, che potranno così accedere ai propri account in modalità passwordless, in tutta sicurezza, utilizzando qualsiasi device con una fotocamera.

Tre piccoli grandi passi dentro al futuro.