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La crucialità degli Innovation Ecosystem

Alessandro Petrich, Analyst in P101 | 29 giugno 2016

Moltissime sono le innovazioni tecnologiche che hanno cambiato la nostra vita nel recente passato e stanno cambiando il nostro futuro: dai pc, allo smartphone, all’intelligenza artificiale. Ma da cosa dipende l’imporsi di un’innovazione tecnologica come standard di mercato?

La soluzione dominante è solitamente una sintesi creativa di innovazioni: non è sempre la migliore tecnologia, ma sicuramente è il miglior compromesso tra le diverse caratteristiche funzionali. Basti pensare alla battaglia tecnologica tra l’ormai vintage VHS e il Betamax, due sistemi di videoregistrazione magnetica destinati al mercato domestico. Il VHS fu introdotto sul mercato solo alcuni anni dopo, e da molti era considerato “tecnicamente inferiore”, ma grazie a una serie di fattori, tra cui un network sapientemente costruito da JVC (promotore del VHS), la maggiore durata ed economicità delle videocassette, fu l’unico a diffondersi con successo.

Ovviamente, tutti – innovatori, investitori, consumatori – vorremmo sapere in anticipo quale sarà l’idea vincente. Ma secondo i modelli tradizionali (come il paradigma tecnologico di Dosi al grafico sotto), tra le nascenti soluzioni tecnologiche è impossibile individuare quella più vicina al raggiungimento del dominio tecnologico. La peculiarità del “dominant design”, infatti, è che può essere riconosciuto solo ex-post. In realtà, se si considera la maggiore o minore efficienza degli ecosistemi di riferimento, si può capire qual è quella potenzialmente dominante, perché se sono efficienti, gli ecosistemi dell’innovazione aiutano attivamente una tecnologia a diventare quella vincente.

Se, per esempio, prendiamo il grafico di Dosi, vediamo che illustra le varie traiettorie che rappresentano l’attività di problem solving svolta dalle imprese per creare una nuova soluzione tecnologica. Per intenderci, pensiamo al lancio dei tablet sul mercato. Le due variabili in questo caso sono portabilità e performance: se la portabilità è di gran lunga maggiore della performance, avremo qualcosa simile ad uno smartphone, al contrario, in caso di schiacciante tendenza alle performance, il risultato sarà qualcosa più simile ad un laptop. La soluzione tecnologica del tablet giace da qualche parte nel mezzo, ma quale delle varianti di tablet diventerà lo standard? Partendo dal grafico di Dosi questo non si può determinare.

Invece, se proviamo a inserire una terza variabile (ovvero la “performance del mercato”) che consideri l’influenza dell’ecosistema, si ottiene un grafico 3D, che dà vita a diversi piani entro i quali si muovono le traiettorie tecnologiche e che ci aiuta a prevedere quale potrebbe diventare dominante: più alto è il piano, più ci si avvicina al predominio tecnologico.

Ma cosa intendiamo come “ecosistema dell’innovazione”? Da un lato, comprende fattori chiave come la posizione geografica e culturale e i sostegni istituzionali. Per fare un esempio “romantico”, possiamo paragonare un efficiente ecosistema dell’innovazione alla Parigi di inizio ‘900: la capitale francese era il centro culturale e artistico più attivo in Europa, grazie ad un ciclo virtuoso che si auto-alimentava: la presenza di molti artisti generava una rete altamente efficiente che a sua volta attirava a sé il meglio del “sistema artistico” del tempo. Dall’altro lato, è l’azienda stessa che può creare intorno a sé un ecosistema – ovvero costruire una rete forte ed efficiente di player strategici e allineati.

Gli ecosistemi sono così rilevanti perché interagiscono direttamente con il ciclo di vita della nuova industria: questa, quando viene creata, è caratterizzata da una fase fluida in cui le imprese tendono a entrare nel settore con molte alternative tecnologiche risolventi lo stesso bisogno di mercato e a farsi concorrenza finché non si manifesta la tecnologia dominante. Quando un ecosistema è efficiente, però, la fase fluida dura meno, quindi le tecnologie diventano dominanti più velocemente.

E il tempismo, si sa, è fondamentale. Allora qual è il momento migliore per lanciare un’innovazione? Di certo non troppo presto, perché i primissimi innovatori non sempre ottengono un vantaggio, ma neanche troppo tardi, perché si rischia di arrivare in un mercato già conquistato. Tuttavia, diversi esempi hanno dimostrato che quando una tecnologia valida sorge in un ecosistema efficiente, anche se è in ritardo sul mercato, può comunque raggiungere lo status di modello dominante. Prendiamo l’iPod di Apple: l’azienda rivoluzionò il mercato degli MP3 entrando molto in ritardo rispetto ai competitor. Apple si trovava nel giusto ecosistema tecnologico, quello della Silicon Valley, per di più, la grande mossa di Steve Jobs fu quella di creare un fortissimo ecosistema intorno alla propria corporation, coinvolgendo i player operanti nella music industry dell’epoca, allineandoli nel risolvere il problema della pirateria e dei diritti d’autore, e creando iTunes. Il risultato? L’iPod, oltre ad avere un design appealing, una friendly user interface e una grande memoria, poteva contare su un ecosistema dell’innovazione che spingeva fortemente questa soluzione verso la dominanza nel panorama tecnologico.

Infine, l’ecosistema influisce anche sul ciclo di adozione di una tecnologia: dagli early adopter e fanatici tecnologici, fino al mercato di massa. Ovviamente, è necessario attivare questo processo prima dei concorrenti, se si vuole raggiungere in fretta il grande pubblico: ma quando l’ecosistema sottostante è più efficiente rispetto a quello dei competitor, il ciclo sarà più rapido e il mercato di massa sarà raggiunto più velocemente.