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Cosa c’è di nuovo? Che il digitale si chiama logistica

Redazione di NewsFromThePlatform con la collaborazione di Milkman | 22 giugno 2016

C’è grande fermento nel mondo della logistica e dei trasporti. Soltanto nelle ultime settimane, Amazon Fresh è sbarcata a Londra con la consegna in giornata di cibi freschi; la società di trasporto via cargo Flexport è finita sotto i riflettori di TechCrunch e un gruppo Facebook ha sopperito alla mancanza di Uber nella città di Austin, USA.

È il segnale che la logistica sta diventando sempre più velocemente una colonna portante della rivoluzione digitale, dimostrando ancora una volta che online e offline non sono realtà mutualmente esclusive – al contrario, l’una supporta lo sviluppo dell’altra senza soluzione di continuità.

Basti pensare allo sviluppo di Amazon nel corso degli anni: dalla consegna in settimana, a quella in giornata, alla consegna in un’ora con Prime e infine alla frontiera dei beni “deperibili” con Fresh – questa corsa al tempismo perfetto non sarebbe avvenuta se non fosse stata supportata da una flotta logistica sempre più strategica e ramificata sul territorio. Non per niente, in Italia Amazon ha acquisito Rpost, piccola e agile startup milanese che si è aggiudicata la commessa dei pacchi per Amazon Prime Now vincendo per velocità ed efficienza contro colossi come l’olandese Tnt, la tedesca Dhl, l’americana Ups e gli inglesi Royal Mail, per citarne alcuni.

L’attenzione su questo mercato è sempre più intensa, tanto che anche un settore che nell’immaginario collettivo ha ben poco a che fare con il digitale, l’innovazione, l’avanguardia tecnologica, come quello del trasporto via cargo inizia a dimostrare un fortissimo appeal per gli investitori in startup innovative. In un articolo significativamente intitolato “The unsexiest trillion-dollar startup”, TechCrunch ha di recente parlato di Flexport, la società di trasporto via cargo che, oltre ad offrire prezzi molto competitivi, ha indicizzato tutti i vettori disponibili in un database consultabile tramite il suo software gratuito, al fine di permettere una migliore organizzazione e un più attento monitoraggio delle spedizioni. Questa startup è riuscita ad ottenere nel 2015 un ammontare di investimenti pari a 26,9 milioni di dollari, moltiplicando così il volume dell’attività di spedizione di ben 16 volte.

Del resto, il fatto che nel settore dei trasporti online offline siano uniti a filo doppio, non dovrebbe più stupire: Uber, BlaBlaCar, Enjoy e le tante startup per la mobilità alternativa ci hanno abituati a rivolgerci al digitale per rispondere alle nostre più materiali esigenze quotidiane di spostamento – facendone ormai una necessità. È curioso in questo frangente il caso della città di Austin: quando, un mese fa, Uber e Lyft hanno sospeso la loro attività sul territorio cittadino, il gruppo Facebook chiamato “Arcade City Austin/Request A Ride” (sponsorizzato dalla startup Arcade City) ne ha preso il posto, permettendo la richiesta e l’offerta di passaggi in maniera Peer to Peer direttamente da parte degli utenti, semplicemente postando l’ora e il luogo di partenza e destinazione sulla pagina Facebook del gruppo.

Tuttavia, il tema su cui si discute ancora di rado, ma che è sempre più evidente – tema molto caro a noi di P101 – è come spesso sia l’offline a correre in aiuto dell’online e addirittura rendere possibile l’esistenza dei servizi digitali più innovativi e apparentemente impalpabili. Come spesso sosteniamo, questa “mancanza” è in realtà una forza per chi ha lo sguardo rivolto al futuro: ovvero, l’opportunità di investire laddove ancora pochi hanno osato.