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Dove soffia il vento dell’innovazione che arriva dal Mediterraneo

Giuseppe Donvito, Partner di P101 | 17 ottobre 2018

Madrid, Lisbona, Milano, Atene: ecco le prossime capitali del venture capital. L’ecosistema startup del sud Europa vale quanto il Nordic e attrae sempre più investimenti.

Si respira aria fresca di innovazione nel Sud dell’Europa. Dove finalmente l’ecosistema delle startup mostra segni di consolidamento. È quanto emerso al South Summit a Madrid, una delle più importanti conferenze d’Europa (non solo meridionale), giunto alla settima edizione. Fondato nel 2012 da Spain Startup insieme alla IE Business School – che mentre la crisi colpiva duro intravidero negli imprenditori la linfa per risollevare l’economia – il summit madrileno è oggi una piattaforma globale che funziona da anello di congiunzione tra investitori, startup e corporate. E che, fattore probabilmente ancora più importante, ha scoperchiato il vaso di Pandora dell’innovazione che vive e prolifera in una parte d’Europa considerata tradizionalmente gregaria.

South Summit è un posto in cui le startup e la creatività del Sud Europa si mostrano al mondo. E dove incontri e strette di mano si trasformano velocemente in investimenti e business. Uno di quei luoghi necessari affinché l’innovazione non resti lettera morta ma si trasformi in aziende e ricchezza.

Le start up più interessanti presenti quest’anno a Madrid sono quelle attive nei settori digitale e healthcare, in business sia B2C che B2B. Un tema che è emerso è la competizione aggressiva fra i venture capital in Nord Europa (in Paesi come Germania, Francia, Svezia e Danimarca) che sta determinando un mercato con valutazioni estremamente elevate, senza che necessariamente siano sostenute dai fondamentali, oltre che la tendenza a un over-funding delle startup, che non è un aspetto necessariamente positivo per la creazione di valore. Anche per questo il mercato sud europeo presenta delle caratteristiche estremamente appealing, grazie a quotazioni ancora contenute e un sistema generalmente più sano.

Ne avevamo già parlato e la tendenza ci è chiara da almeno un paio di anni, ora però i segnali si moltiplicano. Il clima si surriscalda e non è solo per via del tempo atmosferico, per dirla con le parole di Tech.eu, che nell’ecosistema del mediterraneo colloca anche la Grecia, insieme a Spagna, Portogallo e Italia. Ci sono i numeri a confermare il trend: secondo Invest Europe, l’Europa meridionale ha segnato a fine 2017 un fundraising di 4,6 miliardi di euro, in lieve crescita sul 2016 ma nettamente superiore ai 4 miliardi dei due anni precedenti. Un trend che è in linea con quello generale del continente (91,9 miliardi di raccolta, record dal 2006 e +12% anno su anno, con venture capital che si attesta a 7,7 miliardi di euro, affine al 2016, anno in cui per la prima volta si è registrata una raccolta media di 100 milioni per closing, circa il doppio della media degli ultimi dieci anni). Il dato nuovo è che nel 2017 gli investimenti del VC si sono diretti per una fetta del 13% nel Mediterraneo, contro il 9% ottenuto dai Paesi Nordici. Ancora, l’ammontare degli investimenti in startup è stato di 400 milioni per 386 startup, contro i 300 milioni dei Nordics (in 248 aziende), gli 800 di Francia (562 aziende) e Benelux e il miliardo di Regno Unito e Irlanda (381 aziende). Infine, anche dal punto di vista delle exit, nel 2017 il mezzogiorno d’Europa ha valorizzato 5 miliardi contro i 5,7 dell’area che comprende Germania, Austria e Svizzera.

Se si incrociano questi dati con quelli relativi al peso del VC sul PIL nazionale (che per Spagna e Italia è nell’ordine dello 0,00%) si capisce quanto potenziale inespresso sia ancora presente nell’area.

E in Italia, Milano può fare da capofila in questa evoluzione, al pari di Madrid.

Il nostro Paese ha segnato nel primo semestre del 2018 un record assoluto di raccolta: secondo i dati Aifi che riflettono l’andamento di PE e VC insieme, la raccolta complessiva (sul mercato e captive, cioè proveniente dalla casa madre) è stata di 1,9 miliardi di euro, in crescita del 55% rispetto al primo semestre del 2017. Il segmento early stage è cresciuto del 122% in ammontare (96 milioni di euro) e del 23% per numero di operazioni, 80, ovvero la metà del numero totale dei deal. E noi stessi su questo blog abbiamo rilevato che a tutto settembre l’ammontare degli investimenti in start up ha superato i 300 milioni, puntando a quota mezzo miliardo per fine anno, un balzo rispetto ai 130 milioni a cui il settore ha viaggiato per gli ultimi sei anni.

Non è solo questione di numeri: è recente la notizia che la Cina abbia scelto Milano per costruire in Europa il suo hub dell’innovazione. Un accordo tra Fondazione Politecnico e Tsinghua University di Pechino prevede l’insediamento del colosso cinese Tus Star (il più grande incubatore al mondo con oltre 5000 aziende di cui 30 quotate in borsa) nel complesso Bovisa. E ha già un anno il Milan Fintech District, la prima area urbana progettata per attrarre le startup, gli imprenditori e le aziende che offrono servizi finanziari innovativi basati sulle nuove tecnologie.