Dieci anni, due start-up e due “exit”: Andrea Di Camillo e Antonio Perini (Milkman) ci raccontano come è andata – Parte 2

Redazione di NewsFromThePlatform | 11 febbraio 2021

Torniamo un attimo indietro: Milkman nasce nel 2016 e dentro ci sono di nuovo sia Di Camillo sia Perini. Il 21 maggio Poste è entrata nel capitale di questa start-up, consacrandovi come coppia di “exiters seriali”…

Antonio Perini: Dopo l’esperienza americana – in seguito alla cessione a Workwave ero entrato come manager nell’azienda USA per continuare a implementare il progetto – nella mia testa, e nel mio cuore, iniziava a prendere forma l’idea di Milkman. La base continuava a essere la tecnologia di Viamente, ma stavolta il business erano le consegne retail con un controllo capillare dell’ultimo miglio da parte del destinatario. Lo scenario, nel frattempo, era mutato: in Italia l’humus era diverso, c’erano più VC e sulle startup c’era un certo hype. Grazie al mio “track record” ho avuto subito 200mila euro per iniziare con Milkman. Da quel momento, all’incontro con Poste sono passati meno di cinque anni in cui sono entrati nel capitale anche Vertis e 360 Capital Partners. Sono stati loro (Poste) a cercare i primi approcci informali: a un convegno una manager del team innovazione mi ha avvicinato per chiedermi di Milkman perché al team innovation era arrivata voce di noi.

Andrea Di Camillo: ho avuto la possibilità di incontrare prima i responsabili del marketing strategico di Poste e poi Matteo Del Fante in quelle settimane. L’incontro era centrato su altro, ma non abbiamo fatto che parlare di Milkman: diciamo che è stato un approccio graduale e con iniziative che si sono stratificate da più parti. L’accordo che abbiamo siglato non è una exit in senso stretto, ma una sorta di grande prova generale. Poste entra nel capitale partecipando al terzo round di funding con l’obiettivo finale di dare vita a MLK Deliveries e offrire ai clienti i servizi distintivi sviluppati e perfezionati negli anni da Milkman. Questa operazione, come quella che ha visto il 49% di Tannico confluire in Campari, contiene diversi significati iconici: due colossi e aziende storiche guidate da un top management illuminato fanno un salto culturale che può fare scuola.

Sono due operazioni di open innovation: le dimensioni della startup non cambiano oggi il perimetro dei ricavi della corporate che li acquisisce, ma quel nucleo di competenze, spirito imprenditoriale, visione della startup entra nella grande azienda e cambia la sua logica di fare innovazione proiettando quegli stessi business in un futuro in cui avranno ben altre dimensioni.