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Appunti da Las Vegas, la città del peccato… digitale e connessa, grazie al CES 2019, la fiera per eccellenza nell’elettronica di consumo

Andrea Di Camillo, Managing partner di P101 SGR | 21 gennaio 2019

Monitor foldable, “quote rose” della tecnologia e i prodotti belli e ben fatti del made in Italy. Che possono conquistarsi una nicchia in un mondo a chiara dominazione cinese

Si è appena concluso il Consumer Electronics Show (CES), la più importante e longeva (si svolge dal 1967) fiera dell’elettronica di consumo. Gli espositori al Las Vegas Convention Center sono stati migliaia: sviluppatori, produttori di hardware e nuove tecnologie, tra centinaia di conferenze e decine di migliaia di prodotti presentati a un pubblico di centinaia di migliaia di partecipanti.

Una manifestazione con alcune caratteristiche di unicità: innanzitutto una dimensione enorme e un’allure sfavillante, come la città che la ospita. E consente di mettere in ordine alcune evidenze frutto di un’evoluzione già in corso nel mondo dell’elettronica di consumo:

  • La prima è che si tratta di un comparto sempre più cinese, probabilmente quasi esclusivamente cinese. Fatto di cui tutti parlano, ma che passeggiando tra gli espositori di Las Vegas era innegabilmente visibile.
  • Stiamo assistendo ad una nuova convergenza: quella che ci porterà a una reale Internet of everything. Una tendenza resa chiara dal fatto che non solo e non tanto i produttori di device, ma anche case auto o costruttori di aerei o gli onnipresenti Google e Amazon con i rispettivi voice assistant, hanno esposto il proprio prodotto in modalità connessa.
  • Questa iperconnessione porterà irrimediabilmente alla conseguenza che sempre più l’accesso ai dati sarà seamless e sempre meno “volontario”.

Ma a Las Vegas è possibile osservare, anno dopo anno, anche innovazioni di là da venire, di cui il pubblico di qua dall’Atlantico non ha alcuna contezza ancora. Ecco quelle del 2019:

  • I monitor foldable: la televisione avvolgibile di LG è impressive soprattutto in termini di qualità dell’immagine ma è ancora una televisione. Tra i padiglioni, però, era possibile vedere già qualche monitor con forme diverse e articolate su tre dimensioni. Il che fa immaginare che gli oggetti di qualunque forma e natura potrebbero diventare un media interattivo con un inimmaginabile creazione di nuovi contenuti e forme di comunicazione tutte da scoprire.
  • Tra le migliaia di stand, è stato possibile scovarne più di uno legato a device prettamente dedicati al target femminile: la cosa sorprendente è che tra i nuovi prodotti, quelli en rose erano quelli che ottenevano la maggiore attenzione del pubblico. Esiste quindi un target nella tecnologia ancora inesplorato, del tutto sottovalutato dal mercato.
  • Un intero padiglione era riservato alle start-up non USA, esclusivamente di prodotto, qual è l’elettronica di consumo. Se France Tech ne occupava metà superficie, anche l’Italia aveva la sua degna rappresentanza con prodotti in alcuni casi molto sofisticati ma da cui soprattutto spiccava la qualità della fattura. Questo forse è un retaggio che diamo scontato ma che conferma, potendolo toccare con mane, che il bello e ben fatto (se vogliamo ed abbiamo le risorse per farlo) è ancora il tratto distintivo del made in Italy.

Insomma, le suggestioni su cui riflettere sono diverse. E vale la pena domandarsi quale ruolo può avere in questo mondo l’Italia che fisicamente e geograficamente sembrerebbe tagliata fuori dalla partita, ma che invece, su alcune nicchie, ha tutti i numeri per dire la sua e farlo anche a voce alta.