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L’anno dei record del VC: obiettivo 500 milioni di euro

Redazione di NewsFromThePlatform | 31 luglio 2018

I 31 deal chiusi a giugno, per 250 milioni, fanno ben sperare che il 2018 possa segnare la svolta per un mercato che è motore della crescita del Paese

Cambia il passo del venture capital italiano, che si avvia a un anno record, puntando al mezzo miliardo di investimenti. Una cifra monstre per l’Italia. Certo, si tratta solo di una proiezione, ma basata sui numeri. Le fonti non sono univoche né del tutto concordi, ma secondo ScaleIT, che prende in considerazione solo le operazioni sopra il milione in ambito tech, nei primi sei mesi del 2018 gli investimenti del VC hanno segnato un valore abbondantemente sopra i 200 milioni. La cifra toccherebbe i 250 milioni secondo un’analisi condotta da Agi sulla base dei deal chiusi nel semestre: 31 in totale, di cui otto a doppia cifra.

Certamente si tratta ancora di una goccia nel mare di quello che accade nel mondo, e anche solo in Europa dove Regno Unito, Francia, Germania, persino Spagna, viaggiano su valori complessivi rispettivamente di 4, 2.8, 2.5 e un miliardo di euro (a tanto ammonta la raccolta di questi Paesi nel 2017). Ma potrebbe essere che la miccia sia finalmente innescata anche in Italia e le ragioni sarebbero diverse. Ovvero, che il VC domestico potrebbe essere pronto ad avviarsi a una maturità che i numeri in qualche misura suggellano. Così, dopo aver stazionato per gli ultimi 6 anni senza grossi spostamenti intorno ai 100 milioni annui (secondo i dati AIFI), il mercato fa il grande saldo e inizia a consolidarsi. La seconda ragione è che l’habitat dovrebbe essere favorevole: in un report recente che ha fatto molto discutere della Casaleggio Associati, leggiamo che “per creare un ecosistema del finanziamento dell’innovazione in Italia è necessario passare attraverso il potenziamento del capitale di rischio disponibile, il coordinamento dell’intervento statale, la cultura dell’innovazione e l’incentivazione dell’open innovation.” L’auspicio è che questa necessità si traduca in norme che incentivino in maniera più solida gli investimenti in VC.

E ancora: le società di VC hanno lanciato nuovi fondi più capienti dei precedenti, noi stessi lo abbiamo fatto con P102, che ha obiettivo di raccolta 120 milioni. Questa maggiore capacità ha già dato i suoi buoni frutti che si riflettono nei numeri di mercato. Ma questo aspetto ha anche un verso: potrebbe accadere che concluso il lavoro dei nuovi fondi, la situazione si riavviti su di sé e il mercato cali nella seconda parte dell’anno come d’altronde già avvenuto nel 2017, con una fase transitoria in cui i fondi erano alla fine del loro ciclo di investimento e i nuovi veicoli in fase di raccolta. Noi tuttavia non crediamo sia questo il caso: certamente sarà importante stare a vedere cosa succederà ora, e cioè se arriveranno ulteriori segnali a rafforzare il trend. Riteniamo sia molto importante guardare al medio e lungo termine senza fermarsi ai dati frutto delle ciclicità, ma senza dubbio la disponibilità di maggiori finanze può consentire ai nuovi fondi di operare anche con deal di maggiore dimensione e anche questo rappresenta un cambiamento strutturale che potrebbe generare risultati sorprendenti.

I fondi di VC cominciano inoltre a essere molti di più – la competizione nel mercato è sempre auspicabile – e hanno maggiore credibilità, più storia alle spalle per convincere i sottoscrittori e un numero maggiore di attori sul mercato in grado di supportare gli investitori.

Insomma, il mercato può dirsi ufficialmente partito, ma senza indulgere a facili entusiasmi. Sedersi a questo punto sarebbe l’errore più grave: bisogna creare una nuova consapevolezza intorno alle start-up, parlarne e far comprendere che si tratta di un motore importante, anzi fondamentale, di innovazione – a cui anche le aziende strutturate e le big corporate potranno attingere sempre più, come già avviene nel resto del mondo – che si sviluppa in grandissima parte grazie al sostegno del venture capital. Ed è un’occasione che non possiamo permetterci di perdere.