W

Amazon Prime arriva a Milano. Ma siamo sicuri che “prima” sia meglio di “quando” e “dove”?

Redazione di NewsFromThePlatform | 11 novembre 2015

Negli Stati Uniti c’è un detto: “don’t drink and Prime” che ha sostituito l’ammonimento “don’t drink and drive” riferito all’abitudine di mettersi alla guida dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo. Comprare online e ricevere l’acquisto in tempi brevissimi è in effetti un’abitudine che rischia di dare dipendenza e mettere a repentaglio se non proprio la salute almeno il portafoglio. Prime Now, il servizio di Amazon che assicura la consegna in un’ora o due, dalle 8 del mattino a mezzanotte, sette giorni alla settimana sbarca a Milano: anche gli italiani diventano a rischio addiction?

Abbiamo imparato negli anni che il colosso di Seattle – con le sue significative capacità di investimento e di marketing – quando punta un mercato e un paese, lo “colonizza” al punto di cambiarlo, introducendo abitudini nei consumatori da cui, a un certo punto, non si può più tornare indietro. Un esempio di vera e propria digital disruption che crea, o forse semplicemente asseconda, nuove abitudini e necessità.

Prime Now, però, è solo una delle modalità con cui si possono approcciare le esigenze di chi compra online. Si rivolge infatti ad una fascia di consumatore high level, disposto a pagare un extra pur di avere subito un bene che soddisfi un bisogno. Un servizio significativo, sì, ma ad un costo altrettanto significativo, come ha riassunto bene nei giorni scorsi il New York Times – che a sua volta seleziona una fascia di mercato piuttosto ristretta.

La competizione, in ambito di smart logistics si gioca anche su altre fasce di mercato: infatti, non tutti i clienti che vogliono comprare online sono disposti a spendere sensibilmente di più o hanno l’impellenza di una consegna immediata.

Oggi, e nel nostro paese a maggior ragione, la fetta di mercato più grande è composta da consumatori che abbandonano il carrello virtuale quando arrivano alle opzioni di consegna: le possibilità di scelta che non richiedano un pagamento aggiuntivo prevedono finestre temporali troppo ampie, per cui solo chi dispone di portineria 8 ore al giorno, o qualcuno in casa tutto il giorno, può permettersi di ricevere la merce. La maggior parte dei clienti cerca invece consegne gratuite o dai costi a basso impatto, effettuate in fasce orarie e luoghi ben definiti. Ad oggi, questi servizi sono offerti solo da pochissimi player in Europa, i quali operano in settori ben specifici (in Italia, ad esempio, Esselunga e Cortilia) e sono molto spesso dotati di una flotta dedicata.

Perciò, per rimanere competitive, le aziende devono intercettare tutti questi segnali che arrivano dal mercato ed essere in grado di offrire i servizi con modelli di business sostenibili anche economicamente. E allora ecco che la logistica, ma soprattutto l’innovazione che sta toccando questo settore, si presenta come l’asso nella manica per vincere questa competizione.

La consegna fisica sarà la chiave di successo del mondo virtuale? Una domanda a cui cercherà di rispondere domani anche l’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano. I grandi player come Amazon hanno già risposto “sì” a questo interrogativo, e si stanno organizzando anche con mezzi alternativi. Sicuramente è un quesito a cui devono dare risposta anche le grandi e le piccole aziende italiane, senza aspettare i “droni” che Google dichiara utilizzerà dal 2017.