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Si allarga il raggio di azione di AlpGIP, il primo esperimento italiano che abbraccia più regioni

Redazione di NewsFromThePlatform | 6 luglio 2018

Tre investimenti già chiusi e 40 in esame per il primo fondo macroregionale che investe in PMI innovative del Nord Italia. A cui ha appena aderito anche la Liguria

In Alpine Growth Investment Platform (AlpGIP), il primo fondo macroregionale cofinanziato dal FEI che punta sulle PMI innovative insieme ai Venture Capital, proprio oggi ha fatto il suo ingresso anche la Liguria: a entrare è Filse, la finanziaria della Regione.

Alpine Growth Investment Platform (AlpGIP) è una piattaforma nata a fine settembre dall’accordo tra Regione Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e provincia di Bolzano con il Fondo Europeo d’Investimento (FEI), con l’obiettivo di sostenere l’innovazione di tutta la macroregione alpina e in particolare di aiutare le PMI ad alto potenziale innovativo e in fase di crescita a trovare investitori, facilitando l’accesso al capitale di rischio, complementare rispetto al tradizionale canale bancario.

Si tratta di un esperimento che si ispira ad attività già avviate in Germania e Polonia, ma senza precedenti in Italia. Un’iniziativa pionieristica da molteplici punti di vista: innanzitutto perché testimonia l’interesse per le startup di investitori finora estranei a questo mercato.

Il fondo, voluto da Luca Del Gobbo, assessore regionale all’Università, Ricerca e Open Innovation, ha una capienza complessiva di 100 milioni e ha chiuso i primi due investimenti nel 2017 (ALTOCAPITAL IV e ARCADIA small cap fund 2) e un terzo nel 2018 (Gradiente). Si tratta di fondi di PE, tutti focalizzati su small cap e sul Nord Italia, coerentemente con la strategia di AlpGIP. Che al momento sta facendo la due diligence su altre 40 proposte che sono arrivate sul suo tavolo. L’obiettivo è chiudere l’attività di investimento tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020.

Il secondo elemento di grande novità è che le regioni aderenti hanno stretto un’alleanza con il FEI, un organismo che in precedenza aveva operato solo con soggetti nazionali, come la CDP. Il FEI non sarà solo il gestore della piattaforma, ma investirà una quota rilevante, pari a 20,6 milioni, in aggiunta ai 27,5 che apporteranno le Regioni (15 solo dalla Lombardia, il resto da Piemonte, Valle d’Aosta e provincia di Bolzano). La dotazione del fondo è dunque di 48 milioni, ma l’impatto sul territorio sarà di almeno 100 milioni, grazie alla partecipazione di AlpGIP nei fondi di venture capital e private equity per una quota massima del 50%. Cioè, AlpGIP potrà sia investire direttamente nelle aziende innovative che vuole aiutare a crescere sia immettere risorse proprie dentro i fondi di venture capital. I VC si dovranno accreditare presso il FEI: è possibile lavorare anche al fundraising di singole operazioni che viene realizzato da fondi con collocazioni geografiche distanti. Per esempio, se un fondo Usa decide di investire in determinate startup alpine, AlpGIP può partecipare a quel singolo progetto. Così oltre che contribuire a rafforzare i VC locali, riuscirà ad attrarre sul territorio investitori che non vi operano stabilmente.

Le stesse startup, attraverso i fondi privati, potranno contattare il fondo per ottenere il finanziamento, in un rapporto bidirezionale. Non un particolare banale, che ci porta alla terza caratteristica distintiva del fondo AlpGIP nel panorama dei finanziamenti pubblici alle nuove imprese. E cioè che le operazioni avverranno a condizioni di mercato. Cosa vuol dire? Tipicamente i finanziamenti pubblici, compresi i bandi regionali, sono sovvenzionati con risorse FESR, i fondi strutturali europei, il che crea un vincolo a seguire tutta una liturgia amministrativo-burocratica, che parte dalla presentazione del progetto, passa per diversi livelli di controllo, comporta una serie di autorizzazioni e incompatibilità che richiedono tempi lunghi e passaggi ridondanti. Nel caso di AlpGIP, sono il FEI e i fondi di VC coinvolti a selezionare senza restrizioni le migliori operazioni e a contribuire allo sviluppo delle aziende meritevoli investendo in quota parte.

Si tratta insomma di uno strumento snello, che sta al passo con le tipologie di operazioni che vuole finanziare, che agisce come un vero e proprio VC. E lo fa intervenendo nella fase del late stage, quella in cui la startup avviata ha la necessità di crescere dimensionalmente e in cui i fondi pubblici sono stati finora effettivamente più carenti. Colmando un vuoto a partire dal quale aiuterà insieme al VC le imprese neonate a diventare grandi. E l’innovazione a diffondersi sempre più capillarmente.