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2020: l’anno in cui l’Europa sarà Regina del Venture Capital

Redazione di NewsFromThePlatform | 2 marzo 2020

Superata la soglia dei 700 milioni, l’Italia diventa il nono mercato europeo del VC. Non è forse un gran piazzamento, ma se pensiamo al punto da cui siamo partiti lo consideriamo un successo. E ora che siamo all’inizio del 2020, ed è tempo di bilanci, com’è andato in termini di volumi il VC in Italia ma anche nel resto del mondo nell’anno appena passato? Com’è cambiato qualitativamente? Cosa dobbiamo aspettarci per l’anno appena iniziato?

A queste domande P101 vuole rispondere partendo dai numeri raccolti dalle principali fonti del settore.

Il mercato italiano

Dopo il 2018, anno di svolta per il nostro paese che ha vissuto un sensibile cambio di passo, in cui dai 13 milioni di valore dei sei anni precedenti si è passati ai 600 milioni, il 2019 segna una crescita rilevante seppur più contenuta. L’Osservatorio periodico di StartupItalia! ha rilevato infatti che nel 2019 sono stati investiti 723 milioni in start-up italiane o fondate da imprenditori italiani.

Il numero si distribuisce su 74 round e comprende 124 operazioni di crowdfunding che valgono più di 55 milioni. Da rilevare è l’aumento delle transazioni milionarie: si annoverano tra esse ad esempio il comparatore di auto in vendita e noleggio BrumBrum (20 milioni di aumento di capitale), l’operazione analoga conclusa da Talent Garden per 44 milioni, quella di Cortilia che ha chiuso un round da 8,5 milioni.

Insomma, l’Italia sta recuperando, seppur lentamente, il gap con l’Europa e con il resto del mondo, sia in termini di volume totale sia in termini di size del singolo deal.

L’Europa

Come anticipato anche da P101, l’Europa continua a crescere sensibilmente in valore (ne abbiamo parlato qui). Ad esempio, secondo il Venture Pulse di Kpmg gli investimenti in startup nell’ultimo trimestre del 2019 ammontano a 9 miliardi di dollari, un dato che porta il valore dell’anno a 39 miliardi e che è ritenuto particolarmente rilevante se si considerano il rallentamento dell’economia in Germania e la Brexit, che ha contribuito a generare incertezza. Deal milionari, come quello di Deliveroo (575 milioni di dollari) sono sempre più frequenti.

Non a caso, nel corso dell’anno, l’Europa ha visto nascere Unicorni anche in molti Paesi che non si sono mai distinti per investimenti di VC, come la Lituania (Vinted), il Lussemburgo (OCsiAI), la Spagna (Glovo), la Svezia (Northvolt) e la Svizzera (Numbrs, Acronis), segnando un record assoluto di 18 nuove società con un valore superiore al miliardo di dollari. L’estate è stato il periodo più prolifico per gli Unicorni: ne sono emersi sei, secondo l’ultimo report di Dealroom. Inoltre nel 2019 gli investimenti in arrivo da Asia e Usa e diretti al Vecchio Continente hanno avuto un enorme spinta, rappresentando il 40% del totale. I dieci maggiori deal valgono circa il 30% del totale, ma nell’elenco non è presente ancora nessuna italiana. D’altronde, oltre i due terzi del mercato fanno capo a Regno Unito, Germania, Francia e Israele.

… e il resto del mondo

In generale il Venture Capital ha toccato un nuovo record nel 2019, a quota 140 miliardi di dollari, secondo l’ultimo report PitchBook-NVCA – un valore di cinque volte più alto rispetto a quello di dieci anni prima che dimostra il grande momento del settore.

Inoltre, secondo i calcoli di Kpmg, aumenta sensibilmente anche la dimensione media dei deal, a 8 milioni di euro, rispetto ai 5,8 milioni del 2018 e ai 4,1 del 2017.

Sono stati 110 i nuovi Unicorni: gli Usa fanno la parte del leone, con 71 nuove società da oltre un miliardo di dollari di valore e 15 solo nel quarto trimestre tra cui Ripple, Bright Health, Duolingo, Scopely, and Next Insurance.

A fine anno gli Stati Uniti sono ancora in testa con 34,2 miliardi di dollari investiti in 2.215 deal, mentre l’Asia segna una lieve ripresa rispetto al terzo trimestre ma continua a rallentare rispetto al boom del 2018 (18,7 miliardi di dollari la raccolta nel trimestre).

Si tratta quindi di un trend di crescita sicuramente globale, ma in cui l’Europa, e l’Italia, sempre più giocano un ruolo chiave. Una posizione che, ci aspettiamo, potrà solo rafforzarsi negli anni a venire.