Dimenticate la Silicon Valley: l’Europa è sempre più spesso sotto i riflettori quando si parla di start-up. La notizia sulla cresta dell’onda è che Facebook, insieme al businessman Xavier Niel, aprirà a Parigi l’incubatore d’impresa più grande del mondo. Si chiamerà Station F e ospiterà un migliaio di startup, nonché uno spazio che offrirà circa 80 di postazioni e spazi di lavoro per 10-15 startup indipendenti e specializzate nella data economy.

Che il team di Mark Zuckerberg abbia scelto proprio Parigi e non Londra o Berlino per questo nuovo importante progetto non deve stupire: nel 2016 la Francia è diventata il terzo hub tecnologico europeo per numero di startup e investimenti, battendo ogni suo record precedente. E non a caso:  è in assoluto il paese europeo in cui si può creare una startup più velocemente (4 giorni e mezzo) e ad un costo contenuto, grazie anche  ai numerosi incentivi finanziari ed esenzioni fiscali. Infatti, in Francia nel 2016 sono stati investiti 2,7 miliardi nella creazione di nuove imprese contro i 170 milioni investiti in Italia – vale a dire 15 volte di più.

Secondo Deloitte, la Francia è il paese che ospita le startup più brillanti del vecchio continente. Infatti, la classifica Technology Fast 500, che misura ogni anno la performance delle migliori startup europee, vede i nostri vicini transalpini classificarsi in prima posizione con 94 società, superando agevolmente Gran Bretagna (70) e Germania (23). Anche le somme raccolte dalla cosiddetta French tech non hanno nulla da invidiare alle altre nazioni: l’operatore di cloud OVH ha ricevuto 267 milioni da KKR e TowerBrook – battendo il record di 200 milioni stabilito da Blablacar nel 2015 – e altre tre società hanno superato i 100 milioni (Sigfox, Devialet e Deezer) nel 2016.

Grazie a politiche economiche illuminate che finalmente puntano sullo sviluppo di ecosistemi dell’innovazione – prevedendo, spesso, accordi tra lo Stato e le grandi corporation come Google, Microsoft, Oracle e Ericsson – molti sono i centri europei che negli ultimi anni stanno diventando veri e propri hub per la nascita e crescita delle startup, specialmente nell’area mediterranea del continente. In Italia, ad esempio, attraverso il piano Industria 4.0, le nuove imprese sono esonerate dall’imposta di bollo, sono stati innalzati fino al 30 per cento gli incentivi per investimenti in startup e Pmi, rinnovati degli strumenti di super ammortamento e introdotto l’iper ammortamento per beni strumentali. L’Italia rappresenta una grande opportunità per chi vuole “fare” start-up o investire in esse: l’ecosistema delle start-up nostrane è in costante crescita ed è ormai diventato interessante anche per gli investitori stranieri.

Da tempo noi di P101 sosteniamo la rinascita dell’Europa mediterranea come nuova culla dell’innovazione. E non siamo i soli: il Financial Times ha recentemente eletto Milano a nuova capitale delle startup, sempre più numerose sono le realtà del settore che partecipano ogni anno al South Summit di Madrid, l’evento che raccoglie le migliori innovazioni dal Sud Europa per connetterle con investitori provenienti da tutto il mondo. O, ancora, nel 2016 il Web Summit – l’evento di tecnologia che accoglie i rappresentanti delle aziende tech più influenti a livello internazionale – si è spostato da Dublino a Lisbona raddoppiando il numero di partecipanti rispetto al 2015 e facendo guadagnare alla città il titolo di futura capitale tecnologica, secondo il The Guardian. Anche un’indagine di Tech.eu conferma la vivacità del mediterraneo: “il settore tech del Sud Europa è sulla buona strada per raggiungere la maturità e il riconoscimento di ecosistema delle startup di livello mondiale.”

L’innovazione passa da qui, dal Mediterraneo, da sempre crocevia di culture, idee, spirito imprenditoriale. E chi vuole investire nel futuro sta finalmente iniziando a spostare il suo sguardo dagli spazi forse ormai saturi della Silicon Valley a quelli in crescita del vecchio – ma sempre nuovo – continente.

A cura della Redazione di NewsFromThePlatform

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