Più opportunità d’investimento, più exit, più fondi dedicati alla tecnologia, più hub. Questo è il quadro che emerge da due report pubblicati pochi giorni fa, che offrono una panoramica rispettivamente sul mercato USA e su quello UK delle start-up nell’ultimo anno: State of Startups 2016 del venture capital americano First Round e The State of European Tech 2016 dell’inglese Atomico Ventures.

Per il secondo anno consecutivo, First Round ha pubblicato la sua inchiesta sul sentiment degli imprenditori, intervistando più di 700 fondatori e CEO di startup per capire quali, secondo loro, sono state le tendenze di rilievo dell’anno che sta per terminare. Solo pochi giorni prima, l’inglese Atomico ha pubblicato un report sullo stato del tech europeo, evidenziando i cambiamenti avvenuti nel 2016.

In entrambi i continenti, il 2016 sembra essere stato un anno all’insegna della crescita e della positività: secondo 9 imprenditori su 10 quello presente è il momento migliore per avviare un’attività imprenditoriale, il 43% degli intervistati vede un’opportunità di IPO per la propria attività e ben il 73% pensa che nel prossimo futuro della start-up ci sarà un’acquisizione. Addirittura, 1 imprenditore su 5 sostiene di essere sicuro che la propria start-up diventerà un giorno un unicorno.

Il panorama è positivo specialmente se si considerano gli investimenti in nuove società: il 35% dei CEO e fondatori sostiene di essere riuscito a chiudere un round nell’ultimo anno, e molti di essi sono a capo di start-up giovani, che hanno concluso finanziamenti seed (31%) o di serie A (26%). Dato forse ancora più significativo, il 36% delle start-up ha ottenuto investimenti più corposi di quanto previsto: indice che gli investitori sono sempre più propensi a scommettere sulle imprese che ritengono vincenti.

E in Europa? Anche nel vecchio continente, gli imprenditori sono sicuri che il 2017 sarà un anno positivo per l’ecosistema delle start-up (l’88% degli intervistati), e ben il 71% di loro ha una fiducia crescente nel VC europeo come fonte di capitali – del resto, ottenere un finanziamento è più semplice che in passato (in particolare per quanto riguarda l’early stage), come dimostra il numero di round conclusi tra start-up e venture europei, che nell’ultimo anno supera i 2.400, contro i 2,077 del 2015.

Inoltre, come abbiamo già avuto modo di raccontarvi, gli hub tecnologici sono in espansione in tutta Europa, non solo in città come Londra o Berlino, ma anche Parigi, Stoccolma, Lisbona, Barcellona, Copenhagen. Cresce anche il numero di eventi che muovono la comunità tech internazionale verso l’Europa: più di 1,3 milioni di persone hanno partecipato ad uno dei 54.000 incontri organizzati nel corso del 2016. In particolare, le comunità tech stanno prosperando al di fuori di top hub di Berlino e Londra: ci sono, oggi in Europa, 153 hub con più di 50 meeting all’anno, contro i 19 del 2011 – tra cui spiccano Lisbona, Tolosa, Praga e Bucharest. Il settore in cui si investe di più, in Europa (ma non solo), è il deep tech: 2,3 miliardi di dollari sono stati investiti nei campi di intelligenza artificiale, internet of things, realtà virtuale e frontier hardware negli ultimi due anni.

Europa e USA non sono compartimenti stagni, anzi, aumentano gli scambi, le collaborazioni e le acquisizioni tra i due mercati: dal 2011 ad oggi, sono state ben 53 le acquisizioni di società tech europee da parte di giganti USA come Apple, Amazon, Alphabet, Microsoft, Facebook.  Ma l’Europa “batte” gli Stati Uniti quando si parla di IPO: 29 sono state le exit europee di start-up tech contro le 16 USA, un trend già iniziato nel 2015 e rafforzatosi quest’anno – anche se non bisogna dimenticare le società pubbliche europee sono ancora ben lontane in quanto a valore di mercato dai giganti del tech statunitensi.

È il segno che qualcosa si sta muovendo. È il segno che gli imprenditori, non solo oltre oceano ma anche a “casa nostra”, sono consapevoli delle potenzialità del sistema start-up, un sistema che anche in Europa come nella Silicon Valley è in grado di sostenere sempre di più e sempre meglio le giovani aziende innovative. Un sistema che comprende anche l’Italia, se non proprio in prima linea, di certo non più fanalino di coda: le premesse per il 2017 sono ottime.

 

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Pin on Pinterest0Share on LinkedIn1Share on Tumblr0Email this to someone